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lunedì 12 gennaio 2015

Noi non siamo Charlie Hebdo #iononsonocharlie

 di UCCR

Innanzitutto condanniamo, senza nessun tipo di giustificazione, l’uccisione dei vignettisti francesi. Tuttavia vogliamo anche dire che noi non siamo Charlie Hebdo. Questo è il titolo scelto dal “New York Times”: la redazione del giornale satirico, ha scritto l’editorialista David Brooks, in America sarebbe stata «accusata di incitamento all’odio». Il britannico “Financial Times” ha aggiunto: «anche se il magazine si ferma poco prima degli insulti veri e propri, non è comunque il più convincente campione della libertà di espressione. Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, che devono essere catturati e giudicati, è solo per dire che sarebbe utile un po’ di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocando i musulmani sono soltanto stupidi». «Il nostro giornale evita di pubblicare materiale che di proposito o senza motivo sia offensivo verso gruppi religiosi», ha detto il “Washington Post”. Lo stesso hanno fato i principali quotidiani tedeschi, il direttore di “Die Zeit” ha spiegato: «è prevalsa la linea che non ci debba essere alcun automatismo tra i fatti di Parigi a la pubblicazione che offende il sentimento religioso delle persone». In Italia una firma del “Fatto Quotidiano”, Maurizio Chierici è intervenuto in questo senso: «questo tipo di libertà non può considerare immondizia milioni di musulmani. Si può sorridere graffiando, ma graffiare non vuol dire aggredire con la scompostezza che umilia cultura e religione di chi abita le nostre città» (Chierici sarebbe intervenuto contro le offese ai cristiani? Dubitiamo).

Questo cosa significa? Che si può e si deve piangere la morte degli umoristi di Charlie Hebdo massacrati dal fanatismo fondamentalista e intollerante, senza automaticamente glorificarli e riflettendo sul fatto che il diritto di satira non può equivalere al diritto di offesa, di blasfemia e, spesso, di sfogo dissacratorio. I giornalisti uccisi erano atei, anarchici e comunisti e usavano la satira come strumento di odio, e non tanto di libertà, verso le fedi e le religioni. Se il presunto “diritto di offesa” va dunque condannato, ricordando che i vignettisti satirici non possono avere più diritti degli altri (dato che sono un reato sia l’offesa che la blasfemia), ancor di più ovviamente va condannato il prezzo che hanno subito per il loro errore. Non è così che si reagisce, è con la riflessione e la vita democratica che si può far capire tutto questo all’intolleranza laicista. Oggi comunque lo spazio va dato al lutto e alla memoria di questi umoristi, la critica alla satira come sfogo antireligioso si potrà fare anche in seguito. Ci uniamo perciò alle parole di Papa Francesco: «Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato». E’ interessante comunque notare che tutte le religioni, pesantemente offese da Charlie Hebdo, hanno tuttavia reagito all’unanimità condannando senza sconti come «atrocità ingiustificabile» i fatti francesi. Chissà se sarebbe avvenuto il contrario, ricordando che sempre più spesso si parla di “amnesie occidentali” e dei media occidentali rispetto ai cristiani perseguitati.

A questo proposito segnaliamo la strumentalizzazione dell’anticlericalismo laicista occidentale che ha sfruttato questi tragici eventi per invocare l’uccisione della religione e la sparizione dei credenti dalla vita pubblica. Lo ha fatto Oliviero Toscani («Se non ci fossero più le religioni, ci sarebbero molti massacri di meno», ha detto), lo stesso ha fatto Umberto Eco (ottima risposta su “Tempi”). Ma è di Paolo Flores D’arcais la tesi più feroce: «La laicità più rigorosa, che esclude Dio, qualsiasi Dio dalla vita pubblica (scuole, tribunali, comizi elettorali, salotti televisivi, ecc.), è perciò l’unica salvaguardia contro l’incubazione di un brodo di coltura clericale che inevitabilmente può diventare pallottola fondamentalista». Ricordiamo al nostralgico Flores D’arcais che nella storia c’è già chi ha provato ad escludere Dio dalla vita pubblica, è stato il signor Joseph Stalin nominando l’ateismo di stato -la religione professata dal direttore di “Micromega”- nella sua Unione Sovietica e propagandando l’ateismo scientifico nelle università. I risultati del fiorire della democrazia sono sotto gli occhi di tutti.

giovedì 8 gennaio 2015

Moi je ne suis pas "Charlie", Je suis "don Andrea Santoro".

"Hanno colpito il cuore dell'Europa"... Questa è la frase che hanno scritto e detto molti giornalisti in queste ore che seguono la strage di Parigi. E quale sarebbe il cuore dell'Europa? La sede, pensate un po', del settimanale satirico parigino «Charlie Hebdo». 
Eh, uno chissà che si aspetta dall'Europa, dalla grande e vecchia Europa... e invece toh, il suo cuore sta tutto lì, non in una gramde cattedrale medievale, non al colosseo, non in una prestigiosa università o in parlamento, sta in un posto in cui si disegnano e si pubblicano vignette satiriche, robe da ridere insomma, prese in giro, dissacratorie, sghignazzanti. Tièh!

E l'Europa, colpita al cuore del suo acido umorismo, scende in piazza. A far che? A gridare, a rivendicare la libertà di offesa e di irrisione. Già, è un nostro "profanolaico" e inviolabile diritto, di uomini e di donne occidentali, quello di prendere in giro il prossimo, di dissacrare, di irridere, di offendere a nostro piacimento e fanti e santi come meglio ci garba. Quello sì che è "sacro" per noi: il diritto di dissacrare (naturalmente i valori altrui).

Il 5 febbraio 2006 nella piccola chiesa cattolica di Trebisonda, nel nord della Turchia, veniva ammazzato un prete, don Andrea Santoro. Per la sua morte cruenta fu arrestato e condannato Ouzhan Akdil, un ragazzo appena sedicenne di fede islamica, il quale confessò di aver ucciso don Andrea perché sconvolto dalle vignette satiriche su Maometto apparse pochi mesi prima su un quotidiano danese. Sfugge il nesso "satira danese-prete italiano". Ma l'onta della dissacrazione fu lavata allora col sangue innocente di un sacerdote cattolico.
Forse perchè non fu colpita la satira, ma soltanto la chiesa, non furono colpiti i cecchini della risata, ma un povero prete cristiano, che aveva pure l'aggravante di essere cattolico, forse per questo Madame l'Europe, non si sdegnò più di tanto, o se lo fece lo fece in modo formale e sbrigativo. L'Occidente, tirò fuori allora dal cilindro della retorica certe frasi di circostanza come "è inammissibile, è intollerabile, è scandaloso..." e poi più nulla.
E infatti, chi mai scese in piazza nel 2006 per protestare contro la morte di un povero prete innocente? Chi scrisse di se stesso "Io sono don Santoro"? Anzi., anche quela volta l'accento fu messo piuttosto sulla libertà di matita, sulla satira... quella sì, colpita al cuore. Eppure il sangue sparso non era quello di un vignettista, ma di un uomo di chiesa.

Una parte d'Europa (ma è poi la stessa Europa?) si stracciò le vesti quando, nel febbraio del 2006, il leghista Roberto Calderoli indossò ed esibì in televisione una maglietta sulla quale era stampata la famigerata vignetta antimaomettana, opera dell'autore danese di cui sopra. Non disse, quell'Europa, sempre distratta davanti ai martiri cristiani del mediooriente e dell'Africa islamista, che Calderoli (allora ), aveva esercitato con coraggio la libertà di satira, no, disse piuttosto che il ministro delle Riforme istituzionali italiano aveva provocato volgarmente, stupidamente una prevedibile e giusta reazione del mondo islamico. Se ben ricordo lo censurò senza patemi, da destra e da sinistra., forse perchè Calderoli non era un "libero pensatore" come si deve, ma soltanto un leghista ignorante e volgare. E Calderoli fu costretto alle dimissioni, perchè Calderoli, lui sì, era "Charlie".
Il 12 settembre del 2006 papa Benedetto XVI tenne all'università di Ratisbona una lectio magistralis dal titolo "Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni". La sua citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo ebbe come conseguenza reazioni violente nel mondo musulmano, con grandi proteste di piazza, assalti e incendi a molte chiese africane ed orientali.
L'Europa di allora (ma in fondo la stessa 'Europa che oggi si riconosce in "Charlie Hebdo"), ebbe toni di biasimo verso il pontefice, non lo difese. Nè difese minimamente i tanti cristiani che furono fatti oggetto di persecuzuione e di vendetta da parte degli esagitati islamisti. L'Europa di allora trattò il papa come un provocatore, come un irresponsabile, un imprudente, nel migliore dei casi. Non come un eroe, non come un pontefice franco e sincero, cui riconoscere il merito della chiarezza e della libertà di parola.
Iprocisia allo stato puro è quest'Europa che oggi grida «Je ne suis pas "Charlie"!»

Non è da ipocriti dimenticare che in Europa, in nome della laicità e dell'accoglienza verso le più diverse confessioni, si censurano presepi e crocifissi e simboli cristiani, e poi si grida allo scandalo quando è la satira ad essere censurata? 
E non è da ipocriti, o almeno da struzzi, continuare ad affermare che non esiste alcuno scontro di civiltà, mentre ciò è ormai più che evidente? 
E non è da ipocriti farsi scivolare addosso tutti quei crimini contro l'umanità che vengono commessi ogni giorno dagli assassini dell'Isis e di Boko Haram, per diventare poi delle iene solo quando gli stessi estremisti assaltano un giornale satirico? 

Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io porto rispetto al sentimento religioso, anche a quello di chi non ha la mia stessa fede.   
Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io non credo che sia un diritto quello di offedere con l'irrisione le persone nella loro identità. 
Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io sono convinto che a nessuno sia dato il diritto di procurare  della sofferenza ad alcuni per dare il piacere ad altri dello sghignazzo. 
Non, noi je ne suis pas "Charlie"! Io sono "don Andrea Santoro".

 

Don Andrea Santoro

 E' il pomeriggio di domenica 5 febbraio 2006, nella piccola chiesa cattolica di Trebisonda, città turca presso il Mar Nero, un prete e il suo giovane aiutante turco stanno pregando in attesa di  celebrare la messa. All'improvviso entrano in chiesa tre ragazzi che subito iniziano a comportarsi con fare arrogante. Usciti dalla chiesa i tre bulli, don Andrea e il suo aiutante riprendono a pregare.
 Qualcuno ancora entra in quella chiesa, e stavolta i due cristiani si accorgono che una pistola è puntata alle loro spalle. Il prete fa solo in tempo a dire al suo collaboratore di gettarsi a terra; nella navata echeggia un grido: “Allah è grande” e due colpi di pistola trafiggono i polmoni del sacerdote. Così muore don Andrea Santoro, prete italiano missionario in Turchia. L'uccisore adesso scappa  attraverso il cortile, ancora una volta grida “Allah è grande” e spara in aria un terzo colpo di pistola.
In seguito viene arrestato e condannato per il delitto Ouzhan Akdil, un ragazzo di appena 16 anni. Il giovane 'assassino confessa di aver ucciso don Santoro perché "sconvolto dalle vignette satiriche su Maometto". Le vignette sono quelle apparse pochi mesi prima su un quotidiano danese e che in quel periodo avevano infiammato l'intero mondo islamico.