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lunedì 13 ottobre 2014

Luciano Violante e l'apologia di Lilith

Luciano Violante, ex magistrato ed esponente di spicco del comunismo italiano, ha scritto e pubblicato per i tipi della PM editore un racconto dedicato alla figura della dea Lilith. E' singolare un'apologia della nefasta divinità. Allo scopo di capire il senso di questa strana ed ambigua operazione letteraria pubblico di seguito la presentazione dell'editore.
Un’antica leggenda ebraica narra che Adamo ebbe una prima moglie, Lilith, che rifiutandosi di giacere sotto di lui e rivendicando l’uguaglianza («maschio e femmina li creò») fu maledetta per sempre da Dio. Questa misteriosa figura ha acceso per secoli l’immaginario di popoli e culture assumendo vesti diverse.
La copertina del libro
La copertina del libro
In questo racconto Lilith è un angelo guerriero al fianco del Signore; consiglia a Eva di lasciare l’Eden per aiutare Dio nella sua lotta contro il male: non si può restare nel giardino incorrotto, bisogna uscire e andare tra gli uomini dove il male prevale.
Per la sua trasgressione l’angelo sarà condannato da Dio a vivere sulla terra, come donna, ma fuori del tempo, in un immenso tragico presente. Nel suo peregrinare, Lilith incontrerà creature dolenti. Camminerà a fianco delle donne, condividendone fatica e sofferenze: le lapidate di Herat, le spose bambine di Peshawar. In una strada di Mosca ascolterà un vecchio sopravvissuto alla Kolyma. I reduci dai campi di sterminio nazisti e dalla guerra in Iraq le confideranno la solitudine del ritorno.
In questo viaggio, poetico e visionario, si racconta la caduta dell’Occidente e si riflette sulla fine della Storia con i suoi deliri di potere, le macchinazioni degli uomini, le colpe e le responsabilità, le vittime e i carnefici.
Lilith conosce il destino degli altri; ma le è ignoto il proprio. Tornerà al fianco del Signore solo se, alla fine del tempo, il male non prevarrà.

Vampirismo cannibalismo ed eucarestia

Dalla pagina web http://lescienzecriminologicheinvestigativeforensi.myblog.it/vampiri-vampiristi-e-cannibali/
scritta a proposito del cannibalismo e del vampirismo moderni, traggo un concetto sul quale desidero soffermarmi un istante.

Lo scritto recita: 
 Consumare il corpo ed il sangue di un dio è un rito ultramillennario. Lo stesso sacramento cristiano dell’eucarestia ha una forte connotazione di cannibalismo. Delle sacre scritture in ogni funzione religiosa vengono riportati i passi in cui Gesù Cristo invita i suoi discepoli a bere il suo sangue ed a cibarsi della sua carne. Nei riti antichi, con lo scopo di perpetrare l’esistenza del defunto più amato, c’era l’usanza di spartirne il corpo tra tutti i membri della comunità. Ed in alcune tribù amazzoniche ancor oggi è molto diffuso questo tipo di cannibalismo che non risponde alle esigenze alimentari ma solo a quelle di tipo magico e religioso.
Ora, mi sento in dovere di correggere il tiro dell'autore. Il sacramento dell'eucarestia ha in verità una connotazione piuttosto anticannibalistica e antivampiristica a ben guardare. Mi spiego.
Innanzitutto le materie concrete di cui si parla nell'eucarestia sono, con tutta evidenza, il pane e il vino. Ciò non è secondario. Nel rito eucaristico la 'carne' non è 'carne umana' ma è semplice pane azzimo e il 'sangue' non è 'sangue umano' ma è vino.
E' ampiamente negata dunque la necessità di cibarsi ritualmente di carne e di sangue realmente concretamente umani. La negazione passa attraverso una sostituzione radicale della materia, una sostituzione che non lascia dubbi poichè, a confermare ancor più lo spirito della cosa, è da notare che neppure di carne e di sangue di origine animale si tratta: nemmeno un agnello è sacrificato nel rito cristiano. L'Agnus Dei è nella realtà concreta e materiale un 'frutto della terra e del lavoro dell'uomo'.
Poi mi sento di asserire che non si tratta di antropofagia neppure dal punto di vista simbolico, poichè, se è vero che non vengono consumati il corpo e il sangue dell'uomo Gesù di Nazaret, cosa evidentemente impossibile, nè quelli di altri esseri umani, e se è vero che carne e sangue sono sostituiti da pane e vino, è vero infine che il cristiano si ciba della natura divina del Cristo, presente nelle specie eucaristiche, ma per questo non di 'antropofagia' si deve parlare, bensì di 'teofagia'. O alla meglio di spiritofagia, ritenendo presenti nell'eucarestia le due nature spirituali del Cristo. E dunque cristiani sono teofagi o spiritofagi, e non antropofagi. E la teofagia cristiana passa attraverso il consumo del pane e del vino. Ogni accostamento del rito cristiano al cannibalismo e al vampirismo non è che una grossolana deformazione ottica.