lunedì 13 ottobre 2014

Noi cristiani e l'antico testamento

Noi cristiani abbiamo coscienza che Dio costruisce una storia ed si presenta a noi nel divenire della storia.
Nulla è fermo e congelato nel rapporto fra uomo e Dio, perchè è un rapporto che si snoda lungo il tempo e lungo la storia, e la storia è un "divenire" per sua stessa natura.
Noi cristiani leggiamo l'antico testamento in vari modi, tenendo conto del singolo genere letterario di ciascun libro, e delle condizioni storiche e culturali in cui esso è stato scritto. Ma tutti i Libri li leggiamo tenendo conto che essi sono per noi soprattutto la grande allegoria profetica della Salvezza.
In ogni personaggio biblico noi vediamo sia Dio sia l'uomo, visti nel loro contuuo dialogare, nella loro difficile e mutevole dialettica.
Giuseppe, per esempio, è per noi il Cristo che, gettato in fondo a un pozzo (pozzo = sepolcro) e venduto come schiavo (schiavitù = condizione umana mortale) ne esce per diventare il vicerè del grande regno e per essere, infine, il salvatore della sua gente, dei fratelli che lo hanno tradito.
Così è Giona che rimane per tre giorni nel ventre del pesce (pesce = sepolcro) e ne esce per salvare con la sua parola la grande città di Ninive.
Così è Mosè, che conduce il suo popolo attraverso il deserto (deserto = vita terrena e mortale) fino alla terra promessa (terra promessa = paradiso e resurrezione) attraverso il Mar Rosso (mare = morte; rosso = sangue).
Così è pure Daniele, buttato nella fossa dei leoni (fossa = vita terrena, sepolcro, mortalità; leoni = uomini ostili a Dio). Anche Daniele supera la prova simbolica della morte.
E  Davide che, piccolo, insospettabile e quasi disarmato, sconfigge il gigantesco campione del male, anch'egli è, per quel primo tratto narrativo la preconizzazione di Gesù salvatore, che sconfigge con una pietra (la sua parola, la croce) il gigante (il "signore di questo mondo").
Noi cristiani non consideriamo la bibbia come un codice normativo dal quale estrarre i riferimenti morali, o leggi da attuare. Noi la consideriamo piuttosto una grande narrazione divina che rivela a poco a poco agli uomini il vero volto di Dio, in modo sempre più chiaro e definito, fino alla visione salvifica di Gesù, il Figlio stesso diel Padre.
Ciò in attesa di contemplare alla fine dei tempi "il volto di Dio così com'è".

Sacerdozio maschile e femminile nella chiesa

"Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». "


Il senso del sacerdozio cristiano è quello della Croce cioè il Sacerdozio di Cristo. E' però un sacerdozio di segno opposto rispetto a quello che vanno cercando gli affezionati e le affezionate dei paramenti e degli altari.
I paramenti del Cristo sono una pelle insanguinata dal flagello, la tiara è la corona di spine conficcata sul suo capo, il rito sacerdotale è l'ultima cena, è l'orto degli ulivi, ed è la croce. Gesù è sacerdote perfetto perchè è vittima prima che sacerdote, perchè è Dio prima che offerente, perchè è senza peccato e tuttavia assume su di sè ogni peccato pagando per tutti.
E' questo il sacerdozio che cercano coloro che pensano al presbiterato come ad un privilegio?

Tutti noi possiamo esercitare il sacerdozio della croce, caricarci della nostra sofferenza e di quella degli altri. Tutti noi possiamo mangiare del corpo di Cristo, perchè è proprio per noi che viene consacrato ogni giorno. Tutti noi possiamo chiamare Dio "padre", "papà".
Tutti noi possiamo essere consacrati con l'olio crismale del sacerdozio, della regalità e della profezia, nel battesimo.
Non vi è altro sacerdozio nella chiesa che quello di Cristo.

Nella chiesa il sacerdozio comune dei fedeli appartiene tanto alle donne quanto agli uomini. I ministeri ecclesiali sono diversi, ma il sacerdozio, che è intimamente connesso col battesimo ricevuto, e che ben emerge dalla preghiera del Padre Nostro, si esprime sostanzialmente nel partecipare alla santa messa e nel vivere la vita in modo santo, cioè amando Dio e i fratelli, e accettando e portando ciascuno la propria croce.
Il sacerdozio cristiano è uguale per tutti, e per ciascuno è diverso perchè è un sacerdozio che sta nel rapporto unico, ma inclusivo di amore fra Dio e il figlio che ogni cristiano è.
La donna non può e non deve diventare presbitera, perchè ciò non sta nel mandato che Gesù le ha affidato, ma è ampiamente partecipe, come ogni cristiano, del sacerdozio di Dio, ed è più che sacerdotessa, essendo la donna cristiana addirittura figlia per Dio.
Il presbiterato invece non è un diritto, non è un mestiere cme un altro, per se stessi, ma è un ruolo che si assume per la chiesa. Nessuno può rivendicare il diritto al presbiterato. Nemmeno le donne.

La trinità di Dio

Tu sostieni che Dio è uno e uno solo, e neghi che si possa concepire come Padre, Figlio e Spirito Santo. Dici che non è pensabile un concetto come la Trinità di Dio, e che è illogico sostenere che Dio possa essere Uno e Trino insieme.
Ti rispondo partendo da un brano del vangelo.

In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.
Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Matteo 28,16-20.

Come puoi vedere, il vangelo di Matteo riporta che Gesù ha ricevuto dal Padre "ogni potere in cielo e in terra", che sarà con noi "tutti i giorni, fino alla fine del mondo" e che ha dato inoltre l'ordine ai suoi discepoli di "andare e ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo".

Gesù afferma e senza dubbio alcuno che Dio è Trinità, e così dicendo smentisce recisamente chiunque neghi ciò. 
Il vangelo è per noi cristiani la Parola di Dio, potremmo noi ignorare dunque che il Messia ci ha detto di Dio che è Padre, Figlio e Spirito santo?

Per chi non è cristiano si tratta non tanto di ''accettare per vera', quanto di 'accettare come "pensabile' una cosa come la Trinità di Dio, di ammetterne la ragionevolezza.
La Trinità è in sè un mistero grande anche per i cristiani, e non è opera del pensiero umano, ma una constatazione. Il concetto in sè non però è così privo di analogie con quanto si possa riscontrare nel mondo sensibile e nella natura, non tanto da non avere una certa intuibilità ed accettabilità per la mente umana. Per non inerpicarci su vette teologiche e filosofiche eccessivamente difficili, possiamo limitarci a ricordare san Patrizio e la sua analogia simbolica.

Patrizio, vescovo irlandese del V secolo, voleva parlare ai celti del mistero divino della Trinità. I druidi, udendolo descrivere una cosa che per lo loro menti era del tutto inaccettabile, lo contrastarono con gli stessi atteggiamenti di incredulità e con gl,i stessi argomenti che hanno oggi i laicisti e i non cristiani.
Si racconta che allora san Patrizio, non sapendo come rendere intuibile ai pagani un concetto così complesso e misterioso, chiese aiuto a Dio. L'ispirazione divina giunse sotto forma di un trifoglio che spuntava lì accanto. Il santo lo colse e mostrandolo ai sapienti gallici chiese loro se quel che vedevano fosse per loro "uno" o "tre"; i druidi si divisero fra loro e si confusero nella risposta, così a Patrizio fu più facile spiegare che la Trinità è proprio come un trifoglio: è un’unica Divinità in tre Persone distinte.
Da allora e per questa ragione il trifoglio è il simbolo dell’Irlanda.

Noi cristiani crediamo nella Trinità perchè a questo ci porta la ragione che analizza le parole e i gesti di Gesù. Gesù stesso ci rivela la Trinità. 
E' chiaro che si tratta di un ragionato atto di fede.

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"Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perchè vi riesca bene tutto quanto fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito, al principio e alla fine, con il vostro vescovo che è tanto degno e con la preziosa corona spirituale dei vostri presbiteri e dei Diaconi secondo Dio. 
Siate sottomessi al vescovo e gli uni agli altri, come Gesù Cristo al Padre, nella carne, e gli apostoli a Cristo e al Padre e allo Spirito, affinchè l’unione sia carnale e spirituale". 

Dalla lettera ai cristiani di Magnesia di Sant'Ignazio di Antiochia 70-107 d.c

A proposito de "Il Codice da Vinci" di Dan Brown.

Che cos'è Il Codice da Vinci di Dan Brown, un testo di storia occulta? Un semplice thriller all'americana? O un testo di religione e di filosofia? Ecco il primo vero problema del libro di mister Brown: pare proprio che l'autore non abbia scelto bene il campo. Ma è davvero un errore?
Il suo libro è pretenzioso, regala a piene mani "verità" storiche e filosofiche, le sbaglia quasi tutte, impartisce lezioni ex cathedra ad ogni piè sospinto, e tuttavia alla fin fine non si rivela esser altro che una caccia al tesoro di terz'ordine, tanto complicata quanto scontata.
Brown si diverte a trastullare i suoi lettori con un’enigmistica enciclopedica da rivista settimanale, anagrammi, indovinelli ed amene curiosità.
L'autore, lo si apprende nel corso della lettura, è vittima di una sindrome piuttosto articolata: soffre di anglamerinarcisismo acuto, di latinofobia, di sessocentrismo, di femminismo ideologico, di disordine cognitivo, di arroganza e malafede, nonché di intolleranza religioso-culturale e, dulcis in fundo, di tanta tanta ignoranza

La trama

Lascio a Massimo Introvigne il compito di descrivere il romanzo:
«Il Codice Da Vinci mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo –non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli «innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint Clair. […] La parte che anche l’autore presenta come immaginaria, ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi –Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di quest'istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della «verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal  scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.»


L'ambiguità rende

Brown, con l'ambiguità che la fiction gli permette, si sbarazza di qualsiasi vincolo etico e scientifico, e deforma a suo piacimento la realtà storica. Così, con evidente malafede, nasconde se stesso e il suo pensiero dietro i personaggi, li fa parlare ed agire al suo posto, e crea un mondo autoreferenziato. Non bastasse ciò, erge a barriera giuridica il frasario di rito: «Questo libro è un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale.» [Pag. 4 dell'edizioneMondadori.].
Attenzione però, qui sta il bello. L'autore fa seguire una nota storica davvero sorprendente se si tien conto di quanto appena riportato:
«Il Priorato di Sion - società segreta fondata nel 1099 - è una setta realmente esistente. Nel 1975, presso la Bibliothèque National di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Le Dossiers Secrets, in cui si forniva l'identità di numerosi membri del Priorato, compresi Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo da Vinci. La prelatura del Vaticano nota come Opus Dei è un'associazione cattolica la cui profonda devozione è stata oggetto di interesse dei media dopo i rapporti di lavaggio del cervello, di coercizione e di una pericolosa pratica chiamata "mortificazione corporale". L'Opus Dei ha recentemente terminato la costruzione di una sua sede centrale nazionale, del costo di quarantasettemilioni di dollari, situata al numero 243 di Lexington Avenue, a New York City. Tutte le descrizioni di opere d'arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà.» [ Pag. 9 della XXIX edizione Mondadori (settembre 2004, ISBN 88-04-52341-7). Non è chiaro il motivo per cui sia stato tolto quest'ultimo scritto nelle ultime ristampe dell’edizione Mondadori. Scritto che tuttavia non è scomparso nell’edizione di lingua inglese.].
Dunque, che cosa ritenere per vero?
Brown scrive: "Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore…". Ma non è affatto così, perchè l'Opus Dei esiste davvero, lo si ammette nel libro stesso, e come esiste il Louvre, e come sono realmente esistiti Leonardo, Botticelli e Maria Maddalena, ed esistono la chiesa cattolica e quella anglicana, i templari, la massoneria e i Gesuiti, esiste la Temple Church… Dunque, o Brown ritiene davvero di aver inventato il Louvre e l'Opus Dei e tutto il resto, e allora è incontestabilmente malato, oppure è in malafede. Altro non si dà.

Il femminile nel sacro

Tutto il succo del discorso sta nel presunto segreto dei templari: il Santo Graal, che non altro sarebbe che l'utero della Maddalena. E il Priorato di Sion, i tarocchi, le malefatte della chiesa cattolica… ogni cosa girerebbe attorno alla questione del "femminino sacro". Brown sembra davvero ossessionato dal sesso e dal femminile. Privo di quell'equilibrio che tanto decanta, auspica una sottomissione del maschile al femminile. Ma perché, poverino? La ragione potrebbe stare tutta nella psicologia dell'autore, più che nei cosiddetti segreti del tempio di Salomone. Brown descrive le donne della sua vita:
«…le due donne eccezionali che hanno influenzato la mia vita. La prima è mia madre, Connie Brown, collega scrittrice, nutrice del mio spirito, musicista e modello per quel ruolo. E mia moglie Blythe, storica dell'arte, pittrice, editor di prima linea senza dubbio la donna più sorprendentemente dotata di talento che abbia mai conosciuto.».
Lo scrittore americano pare soggiogato dalle due donne e dalla loro ammirevole personalità. Ed ecco nascere il sospetto che la ragione del romanzo stia tutta in questo suo squilibrato rapporto di ammirazione, di emulazione e di dipendenza, rapporto che Brown dichiaratamente mostra nei confronto di madre e moglie. Un affrancamento mai avvenuto dalla madre? Una paternità debole? Tutto il libro sembra avallare un'ipotesi di questo genere. Sta di fatto che il sesso femminile è il nucleo veroe proprio del romanzo e del pensiero debole del suo povero autore. Strategia di markerting volta ad imbonire il pubblico femminile?
Al di la delle ragioni del tutto personali (o dimercato) che muovono Brown a scrivere delle sue ossessioni femminocentriche, egli dimostra in ogni caso di ignorare bellamente la storia e l'antropologia del religioso e dell'ecclesiale.

Per i protagonisti, la chiesa cattolica sarebbe la responsabile dell'emarginazione del femmineo divino, tanto caro al mondo pagano. Un mondo pagano "buono" dunque "perchè femminista", ed uno cristiano "cattivo perchè maschilista". E tuttavia lo stesso autore, incontrovertibilmente, chiama in causa il "pagano Costantino" quale artefice della soppressione del sacro femminile. Ambiguità tattica o semplice disordine mentale?
In realtà la sconfitta del supposto"matriarcato divino", ammesso che sia mai esistito davvero, va fatta risalire ad un'età assai più antica di quella Costantinana, senz'altro preolimpica, dato che già nel mondo classico è evidente una sovraordinazione degli dèi maschili rispetto a quelli femminili. Le olimpiadi, per esempio, erano giocate ogni quattro anni in onore di Zeus (e non di Era o di Afrodite).
Brown sembra ignorare sia la condizione di subordinazione cui fu soggetta la donna nel mondo pagano mediterraneo, sia quella analoga che si ha a tutt'oggi presso molti paesi non cristiani moderni. A meno di non credere che la chiesa romana sia responsabile anche di ciò che accade da millenni presso i popoli non cristiani…
Per mister Brown è la figura del Dio Padre, imposta secondo lui con la forza, a causare la sottovalutazione del femminino. Ma la religione cristiana ha piuttosto  desessualizzato la figura di Dio che, ritenuto puro spirito, è "Padre" sì, ma non umanamente e limitatamente "maschio".
Il sacro femminile esiste nella chiesa, a dispetto di Brown, ed è presentato alla pietà popolare, per ammissione dello stesso autore, che ancora si contraddice, attraverso la rilevantissima figura della Vergine Maria, la quale assolve, in forma teologicamente corretta, alle funzioni sacrali prima rivestite dalle dee madri e dalle dee vergini (non quindi solo da Iside o da Venere). Anche la Maddalena che, secondo il nostro autore, sarebbe stata ripudiata dalla chiesa in quanto  prostituta, è in realtà elevata all'onore degli altari essendo festeggiata come santa il 22 di luglio. A lei, alla Maddalena, infatti, sono pacificamente dedicate chiese e cappelle cattoliche in molti luoghi.
Non sono certo, come crede il povero Brown, i vangeli apocrifi ad esaltare la figura della Maddalena e il femminino sacro; a tal proposito scrive giustamente Introvigne:
«Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli». »
Altro che rispetto per il sacro femminino!

La storia bistrattata

Nessuno che s'intenda realmente di storia o che semplicemente la ami, può leggere Il Codice da Vinci senza provare un senso di imbarazzo e di smarrimento. Il libro è zeppo di imprecisioni, di falsità e di pressappochismi grossolani e ideologici. Del resto i personaggi di Brown lanciano affermazioni al suono di "pare","si dice", "sembra che". Peccato che la delicatezza e la serietà dei temi toccati dal romanzo pretendano un atteggiamento assai più prudente dei pare e dei si dice.
Secondo i protagonisti cosiddetti "esperti" di Brown «La Bibbia, come noi la conosciamo oggi, è stata collazionata dall'imperatore romano pagano Costantino il Grande.». È evidente che Brown immagina che i suoi "esperti" di scienze storiche siano in realtà ignorantissimi in materia di storia della chiesa e di storia della religione, nonché di storia e di filosofia in generale. Non mancano, certo, alcune affermazioni corrette e scientificamente provate, ma esse si trovano emulsionate con ben più consistenti e numerose sciocchezze.
Introvigne:
«Solo la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole.
Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio.
All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse.
L’idea stessa di un “codice Da Vinci” nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita “assurda” dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society. […] Inoltre, chi conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal, sa che nel Codice Da Vinci  vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri su Rennes-le-Château, e – benché il nome di questa località francese non sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende»
E sulle streghe:
«La cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in quelli cattolici.»
E chi potrebbe seriamente pensare che le crociate siano state iniziate non tanto per frenare l'aggressione dei Turchi all'Impero d'Oriente, quanto piuttosto per trovare dei documenti segreti?

I templari

Sui templari la fantasia di Brown si scatena, e la sua ignoranza (o malafede) si erge imponente. I templari sarebbero stati fondati dal fantomatico Priorato di Sion, dal fondatore stesso del priorato Goffredo di Buglione; sparisce dalla storia templare la figura di Ugo de Payens, quasi che Brown neppurela conosca. Dei documenti che proverebbero la fantasiosa fondazione sostenuta da Brown, quella del Priorato e del Buglione per intenderci, naturalmente non vi è traccia; tanto peggio che nel presunto documento pubblicato a pag. 382 tra i maestri del Priorato non vi è traccia nemmeno dello stesso Goffredo.
È seriamente appurato invece che il Priorato di Sion sia cosa alquanto recente, e perciò stesso un falso acclarato e clamoroso.
Ignorante circa le origini dei Templari Brown si dimostra tale anche sulla questione del famoso processo. Secondo lui i templari sarebbero stati condannati al rogo dalla chiesa di Clemente V. In realtà, è assai noto, non solo agli studiosi più esperti, che i veri protagonisti della fine dell'ordine furono Filippo di Francia e il Nogaret, suo braccio destro. Papa Clemente, precursore dei papi avignonesi, dimostrò casomai il grado di debolezza della chiesa romana del Trecento e tutta la sua subordinazione alla corona di Francia.
Sempre i templari avrebbero venerato il Baphomet. È una delle accuse mosse all'ordine durante il famoso processo. Si sarebbe trattato secondo gli accusatori, del volto del demonio cui i templari avrebbero tributato venerazione. Per i personaggi di Brown sarebbe invece una trascrizione in codice della parola Sofia (Sapienza) e in concreto, nel quadro tracciato dall'autore, della Maddalena - divinità femminile.
Il termine Bafometto, giusto per non dimenticarlo, è stato pittosto identificato da molti studiosi come una deformazione occidentale di Mohamed, (Maometto)[6]

Falsi su falsi

Introvigne su Rennes-le-Château:
«Rennes-le-Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. Lapopolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena. Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su Rennes-le-Château.
Il parroco Saunière era soprattutto un personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nelcimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
La leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto –metteva i presunti «miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes. Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln –s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC, che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal. Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso –variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto d iregnare sulla Francia e sul mondo intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal, il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.
Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui anche«Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è effettivamente esistito– e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste: ma solo dal 1956.
Nella pagina Informazioni storiche deIl Codice Da Vinci si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti, però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione, lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey.
Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia. Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata completata nel 1933: la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque. Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate autentica spazzatura.»
Gualtiero Johannes Stein[1] a proposito del Priorato di Sion: «La pista della frode del"Priorato di Sion" comincia a metà del diciannovesimo secolo in Francia, quando un nuovo interesse per l'occulto spinge alla creazione di molti nuovi gruppi esoterici. Allo stesso tempo continui problemi d'instabilità all'interno del governo francese portarono la Francia a dividersi tra due campi crescentemente ostili, ambedue alla ricerca della supremazia politica. In questo periodo l'estrema destra francese procedeva alla formazione di propri gruppi apparentemente esoterici. Il primo gruppo, del quale si hanno notizie già dal 1934, veniva chiamato degli "Alfa Galati". Nel 1956 Plantarde i suoi amici crearono un nuovo gruppo detto il "Priorato di Sion", con statuti stranamente simili a quelli degli Alfa Galati, pubblicando un periodico denominato "Circuito". In omaggio alla verità, mi riferirò nel resto di questo articolo al falso "Priorato" ponendolo tra due virgolette. Sinclairs (originariamente St. Clair), capi ereditari del rito massonico scozzese, erano legati secondo il "Priorato" da un matrimonio al fondatore dei Templari, Ugo de Payen. Il gruppo maggiormente plagiato dal "Priorato" appare essere l'Ordine dei "Rosa-Croce del Tempio e del Graal", fondato da Josephin Peladan nel 1891, che fu veramente il gruppo intimamente connesso con l'affare di Rennes-le-Chateau. Berenger Sauniere, curato di Rennes-le-Chateau dal 1885 al 1917, avrebbe potuto essere legato all'Ordine dei Rosa-Croce del Tempio e del Graal. La storia attuale del "Priorato" comincia con l'oscura figura di Georges "Conte Israele" Monti, segretario di Josephin Peladan. Nel numero 4 di "Vaincre" infatti, Le Fur scrive di essere stato iniziato nel 1934 negli Alfa Galati da Georges Monti. Nel 1935, dopo la formazione degli AlfaGalati, egli formò un gruppo dall'interessante nome di Gran Priorato delle Gallie; morì nel 1951. La sua relazione con Monti e il suo coinvolgimento con ordini alternativi fecero del Savoire un probabile candidato per l'assunzione della leadership del Gruppo Occidentale di Studi Esoterici, carica rimasta vacante a causa della morte di Monti. Il primo obiettivo del "Priorato" fu quello di posizionarsi nella mente del pubblico inconsapevole come la suprema organizzazione esoterica occidentale. L'idea del lignaggio fasullo s'origina in due luoghi diversi. Molti temi del "Priorato" si originarono nelle idee di Evola. Tutte queste idee permeano il pensiero del "Priorato", mentre i "documenti del Priorato" richiedono persino, ai membri, d'indossare una corda nel momento dell'iniziazione. In ogni modo, a onor del vero, rimane dovere d'ognuno il parlare in nome della verità per controbilanciare il sensazionalismo falso e materialistico dei "Priorati di Sion" nel mondo. Inner Traditions , 1996), p. 134. »
[1] ne Il Nono Secolo: Storia del mondo alla Luce del Santo Graal (Londra: Temple Lodge Press, 1991).
I simboli
Nel romanzo il protagonista principale è un "esperto di simboli", ma la sua affermazione più corretta, «I simboli hanno significati diversi a seconda della loro collocazione» [1], è purtroppo smentita in tutto il corso del romanzo: i simboli sono, per i personaggi di Brown, sempre leggibili per un unico verso, quello dell'autore. Il risultato è così un mondo in cui regna una strana coerenza di rimandi simbolici, un mondo irreale. Alla faccia della molteplicità dei significati [2] e della veridicità desiderata.
[1] Cap. 6.
[2] Il concetto di simbolo èlegato al "senso", piuttosto che al significato. E in tal caso è unasoggettività che si mette in moto, anziché un'oggettività. 

Poveri ingenui!

Per i personaggi di Brown «tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni.» e i milioni di fedeli cristiani, ebrei, islamici, buddisti, induisti, equant'altro, nonostante la millenaria cultura di cui sono portatori, non sono altro che degli ingenui creduloni, incapaci di vagliare con la ragione i fatti della fede. Ma davvero una persona intelligente può pensare una cosa simile? 

Potere? Potere!

La chiesa cattolica è da sempre il bersaglio preferito degli anglicani e dell'universo protestante, che trovano in tale avversione il loro stesso codice genetico, la ragione di esistere. Le massonerie illuministiche francese ed angloamericana hanno ancor più esasperato la propria avversione alla chiesa di Roma. È così che per l'anglosassone Brown, l'attacco alla chiesa diventa lecito e persino eroico. Senza ritegno morale, Brown ricorre ad ognitipo di fantasia e di menzogna per aggredire la chiesa e per mostrarla, ai suoilettori, ipocrita e delinquenziale: una sorta di grande e millenaria mafia religiosa. Ma niente paura, la chiesa, pur tardivamente, è assolta: gli ultimi delitti del romanzo, si scopre, sono opera di uno storico inglese avverso alla chiesa e al Priorato traditore.

Per Introvigne:
«Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo incui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto. Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è "l’ultimo pregiudizio accettabile".»
Un potere effettivamente si gioca intorno al cosiddetto Sang Real  non è quello della chiesa però, e forse neppure quello flebile dei Merovingi o dei loro presunti discendenti, è piuttosto il potere di certa massoneria di frangia o della setta chiamata Priorato di Sion, che, attraverso un libro ricolmo di odio e di menzogna, cerca di legittimarsi sulla scena internazionale a dispetto della massoneria tradizionale e dei templari veri, gnostici o cattolici che siano.
Ma infine, il sospetto non può che cadere anche sui vertici dell'economia globalizzata, in particolare statunitense, perché è comprensibile che la grande superpotenza occidentale voglia assimilare a se stessa e controllare appieno il vecchio continente. In questo caso è ovvio che il anche controllo religioso sia un obiettivo irrinunciiabile per l'impero nordamericano. In ciò, la chiesa cattolica, che ha sede a Roma invece che negli states, rappresenta inevitabilmente un ostacolo per l'assimilazione dell'Europa.

Topolin, Topolin…evviva Topolin.

Il simpatico personaggio di Disney, bianco rosso e nero, (i colori dell'achimia e del nazismo) appare più volte a ricordare con Biancaneve, Sirenetta e Cenerentola che Walt era un massone e che la "vera" vicenda della Maddalena sarebbe narrata, sempre in chiave allusiva, anche dalle fiabe più classiche. Disney fu, lo ricordiamo, uno dei maggiori fautori del neocolonialismo statunitense, colui che ha tentato, purtroppo con successo, di imporre al mondo occidentale, attraverso i bambini, la sua visione atea e plutocratica dell'universo umano.

E adesso… consigli per gli acquisti!

Il lettore accorto avrà notato che numerosi sono marchi che appaiono nel libro, con insistenza quanto mai sospetta. Ma perché scandalizzarsi che un libro destinato a diventare un best seller, e magari un film di successo, sia… sponsorizzato con tanta dovizia? Ecco alcuni dei marchi riportati nel romanzo: Rolex, Audi, Range Rover, Coca Cola, Times, Heckler & Koh USP, FIAT, Beechcraft Baron 58, Citroën…

Leonardo da Vinci

Nel romanzo Leonardo è il principale garante degli assunti su Gesù, quasi un testimonio oculare dei fatti, Ogni sua parola, ogni suo atto, è allusione al messaggio, ostinato e pedante, del fantomatico Priorato. Leonardo, si sa, era un uomo di cultura eclettica, e nel rinascimento "cultura eclettica" significava anche "alchimia". Non stupisce che al repertorio dell'alchimia tradizionale il genio attingesse a piene mani per le sue opere, ivi compreso il mito dell'androgino primordiale. Tuttavia, anche se fosse come Brown immagina, quella del grande Leonardo sarebbe solo un'opinione più o meno lecita e condivisibile, non una certezza. E poi, via! La forzatura di "AMON L'ISA" come spiegazione di Monna Lisa, è davvero troppo!  

Di tutto di più…

Che c'è che non c'è? Il romanzo non dimentica quasi nulla. Ecco un breve elenco dei temi e dei soggetti: Adamo ed Eva, Biancaneve, Botticelli, Cenerentola, Era dell'Acquario, Fibonacci, Galleria degli Uffizi, Gioconda (Monna Lisa), Giuseppe d'Arimatea, Goffredo di Buglione, Hopi (indiani), Isaac Newton, Iside, Jean Cocteau, Jheronumus Bosch, Ku Klux Klan, Leonardo da Vinci, Louvre, Malleus maleficarum, Maria Maddalena, Martin Scorsese, Merovingi, Mitterrand, Olimpiadi, Opus Dei, Pentacolo, Priorato di Sion, Rapporto Aureo o Divino, Rosa (mistica), Rennes-le-Château (Saunier), Rotoli di Nag Hammadi e del Mar Morto, Saint-Sulpice, Santo Graal, Sirenetta, tarocchi, Templari, Topolino, trovatori, Ultima Cena (di Leonardo), Vangeli gnostici, Vaticano, Venere, Vergine delle Rocce, Victor Hugo, Vitruvio, Walt Disney, Wicca, Yin e Yang…

Domande semplici semplici.

1.    Gesù è o non è Dio? Se non lo è perché tanta fatica intorno ad una discendenza che non è divina?
2.    Perché il fantomatico Priorato non ha mai pubblicato la verità sconvolgente di cui è geloso custode, facendo così cadere finalmente quell'organizzazione a delinquere che sarebbe la chiesa cattolica. Perché la mantiene segreta e permette alla chiesa di perpetuare le sue presunte menzogne? Avrebbe potuto farlo in molti modi e in molti momenti: all'indomani della rivoluzione francese, nella Russia sovietica, nella Germania popolare, a Cuba, in un paese islamico moderato, in Cina o in Giappone, o nella laicissima Francia di oggi.
3.      Perché non ha ancora sottoposto i documenti di cui è in possesso a dei laicissimi e liberi, magari atei, scienziati, così com'è invece avvenuto per la sindone?
 Michele van Balen.
2004

[1] “Il Codice Da Vinci”: ma la storia è un’altra cosa [Articolo sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con il titolo Il Codice Da Vinci, in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica, anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.]
[2] Pag. 4 dell'edizioneMondadori.
[3] Pag. 9 della XXIX edizione Mondadori (settembre 2004, ISBN 88-04-52341-7). Non è chiaro il motivo per cuisia stato tolto quest'ultimo scritto nelle ultime ristampe dell’edizione Mondadori. Scritto che tuttavia non è scomparso nell’edizione di lingua inglese.
[4] Popoli di fede animista, induisti, buddisti, atei, e islamici.
[5] O dei Pagani.
[6] Maometto eraeffettivamente visto come l'anticristo.
[7] ne Il Nono Secolo: Storia del mondo alla Luce del Santo Graal (Londra: Temple Lodge Press, 1991).
[8] Cap. 6.
[9] Il concetto di simbolo è legato al "senso", piuttosto che al significato. E in tal caso è una soggettività che si mette in moto, anziché un'oggettività.

http://www.cesnur.org/2003/mi_davinci.htm

Smantellare Il Codice Da Vinci

di Sandra Miesel

"Il Graal" riprese Langdon "simboleggia la dea perduta. Quando è giunto il cristianesimo, le vecchie religioni pagane non si sono lasciate uccidere facilmente. Le leggende dei cavalieri alla ricerca del Graal perduto erano in realtà storie di ricerche proibite per ritrovare il femminino sacro perduto. I cavalieri che affermavano di "cercare il calice" parlavano in codice per proteggersi da una Chiesa che aveva soggiogato le donne, bandito la dea, bruciato i non credenti e proibito il rispetto pagano per il femminino sacro". (Il Codice DaVinci, trad. it., p. 280)

Il Santo Graal è la metafora preferita per indicare un obiettivo desiderabile madifficile da conseguire, dalla mappa del genoma umano alla Stanley’s Cup.Sebbene il Graal originale — la coppa che si dice utilizzata da Gesù durantel’Ultima Cena — normalmente occupi le pagine del romanzo arturiano, il recentemega-best seller di Dan Brown, Il Codice Da Vinci, lo strappa dal reame della storia esoterica.

Tuttavia il suo libro è ben più che la storia di una ricerca del Graal. Brown reinterpreta totalmente la leggenda del Graal. Nel fare questo, Brown capovolge l’intuizione che il corpo della donna sia simbolicamente un contenitore e rende un contenitore simbolicamente un corpo di donna. E quel contenitore ha un nome che ogni cristiano riconoscerà, perché Brown afferma che il Sacro Graal era in realtà Maria Maddalena. Essa era il recipiente che conteneva il sangue di Gesù Cristo nell’utero, partorendone il figlio.

Nel corso dei secoli, i custodi del Graal hanno vigilato sulla vera (e continua) discendenza di Cristo e i sui resti della Maddalena, non su un recipiente materiale. Perciò Brown sostiene che "la ricerca del Santo Graal è […] la ricerca del luogo dove inginocchiarsi davanti alle ossa di Maria Maddalena", una conclusione che avrebbe sicuramente sorpreso Sir Galahad e gli altri cavalieri del Graal che pensavano di cercare il calice dell’Ultima Cena.

Il Codice Da Vinci si apre con il macabro omicidio del curatore del Louvre all’interno del museo. Il crimine coinvolge l’eroe Robert Langdon, uno sportivo professore di simbologia proveniente da Harvard, e la nipote della vittima, Sophie Nevue, crittologa dai capelli rossi. Insieme allo storico milionario zoppo Leigh Teabing fuggono da Parigi a Londra un passo in anticipo sulla polizia e su un pazzo "monaco" albino dell’Opus Dei di nome Silas, che non si fermerà di fronte a nulla per impedire loro di trovare il "Graal".

Ma nonostante il ritmo frenetico, in nessun punto all’azione viene permesso di interferire con una buona lezione. Prima che la storia si ritrovi al punto di partenza al Louvre, i lettori affrontano un fuoco di fila di codici, enigmi, misteri, e cospirazioni.

Con il suo principio affermato due volte, "a tutti piacciono i complotti", Brown rievoca la famosa autrice che creava il suo prodotto studiando le caratteristiche dei dieci best-seller precedenti. Sarebbe troppo facile criticarlo per i personaggi sottili come una copertina di plastica, per la prosa indistinta e per l’azione improbabile. Ma Brown non sta tanto scrivendo malamente, quanto scrivendo in un modo particolare, calcolato al meglio per attirare il pubblico femminile (le donne, dopo tutto, comprano la maggior parte dei libri della nazione). Ha coniugato una trama da thriller a una tecnica romanzesca. Notate come ogni personaggio sia un tipo estremo… brillante senza sforzo, untuoso, sinistro, o psicotico quando necessario, che si muove su sfondi lussuosi ma curiosamente piatti. Evitando la violenza e la ginnastica da camera da letto, mostra solo un breve bacio e un rito sessuale eseguito da una coppia sposata. Le allusioni spinte sono sfuggenti benché il testo indugi su qualche sanguinosa mortificazione dell’Opus Dei. In breve, Brown ha costruito un romanzo perfetto per un club di libri per signore.

La mancanza di serietà di Brown si rivela nei giochi che fa con i nomi dei suoi personaggi [2] — Robert Langdon, "professore alto di chiara fama" (distinto e virile); Sophie Nevue, "Nuova Eva della sapienza"; l’irascibile e taurino detective Bezu Fache, "collera di zebù". Il servo che guida verso di loro la polizia è Legaludec, "duce legale". Il curatore assassinato trae il cognome, Saunière, da un vero prete cattolico le cui buffonerie esoteriche diffusero l’interesse verso il segreto del Graal. Come scherzo nascosto, Brown inserisce perfino il suo editore nella vita reale (Faukman è Kaufman).

Mentre l’ampio uso delle formule romanzesche può essere il segreto della celebrità di Brown, il suo messaggio anti-cristiano non può avergli fatto male nei circoli editoriali: Il Codice Da Vinci ha debuttato in cima alla lista dei best-sellerdel New York Times. Manipolando il suo pubblico mediante le convenzioni della scrittura romanzesca, Brown invita i lettori a identificarsi con i suoi personaggi eleganti e fascinosi che hanno visto oltre le imposture dei chierici che nascondono la "verità" su Gesù e sua moglie. La bestemmia viene pronunciata con voce pacata e ridendo sommessamente: "Tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni".

Ma anche Brown ha i suoi limiti. Per schivare le accuse di fanatismo, include un crescendo di trucchi che assolve la Chiesa dall’assassinio. E benché presenti il cristianesimo come falso in radice, è disposto a tollerarlo per la sua opera caritativa. (Naturalmente, il cristianesimo cattolico diventerà anche più tollerabile una volta che il nuovo papa liberale eletto nel precedente romanzo di Brown con protagonista Langdon, Angeli & Demoni, abbandonerà gli insegnamenti fuori moda. "Le leggi del terzo secolo non si possono più applicare ai moderni seguaci diCristo", dice uno dei cardinali progressisti del libro).

Da dove trae tutto questo?

In realtà Brown cita le sue fonti principali all’interno del testo del suoromanzo. Uno è un classico della cultura femminista accademica: I vangeli gnostici di Elaine Pagels. Le altre sono storie esoteriche popolari: La Rivelazione dei templari. Guardiani segreti della vera identità di Cristo di Lynn Picknett e Clive Prince; Il Santo Graal di Michael Baigent, Richard Leigh,e Henry Lincoln; La Dea nei Vangeli. La rivendicazione del femminino sacro e La Donna dalla giara di alabastro. Maria Maddalena e il Santo Graal, entrambi di Margaret Starbird. (i libri della Starbird, che si dice cattolica, sono stati pubblicati da Matthew Fox’s outfit, Bear & Co.). Un’altra influenza, almeno in seconda battuta, è L’Enciclopedia Femminile dei Miti e dei Segreti diBarbara G. Walker.

L’uso di fonti talmente inaffidabili pregiudica le pretese intellettuali di Brown. Ma la cosa ha apparentemente ingannato almeno alcuni dei suoi lettori: il revisore dei libri dei New York Daily News ha strombazzato: "La sua ricerca è impeccabile".

Tuttavia, nonostante le arie da studioso di Brown, uno scrittore che pensa che i Merovingi abbiano fondato Parigi e dimentica che i papi un tempo vivevano ad Avignone, è difficile sia un ricercatore modello. E che affermi che la Chiesa abbia bruciato cinque milioni di donne in quanto streghe mostra un’ignoranza intenzionale — e in malafede — del dato storico. Le ultime cifre delle morti durante la caccia alle streghe in Europa vanno da 30.000 a 50.000 vittime. Non tutte furono eseguite dalla Chiesa, non tutte erano donne, e non tutte furono bruciate. L’affermazione di Brown secondo cui dai cacciatori di streghe venivano scelte le donne istruite, le sacerdotesse e le levatrici non solo è falsa, ma tradisce le sue fonti bendisposte nei confronti della dea.

Una moltitudine di errori

Il Codice Da Vinci è talmente pieno di errori che il lettore istruito applaude in realtà quelle rare occasioni dove Brown (suo malgrado) incespica nella verità. Qualche esempio della sua "impeccabile" ricerca: Brown sostiene che imovimenti del pianeta Venere tracciano un pentacolo (il cosiddetto pentagramma di Ishtar) che simboleggia la dea. Tuttavia esso non è una figura perfetta e nulla ha a che fare con la durata dell’Olimpiade. Gli antichi Giochi Olimpici venivano celebrati in onore di Zeus olimpico, non di Afrodite, e si svolgevano ogni quattro anni.

Erronea è anche l’affermazione di Brown secondo la quale i cinque anelli congiunti dei moderni Giochi Olimpici sono un segreto tributo alla Dea: ad ogni serie dei giochi si supponeva di aggiungere un anello al disegno ma gli organizzatori si fermarono a cinque. E sono semplicemente ridicoli i suoi sforzi di leggere la propaganda in favore della Dea nell’arte, nella letteratura, e anche nei cartoni animati Disney.

Nessun dato è troppo dubbio per essere incluso, e la realtà viene accantonata velocemente. Per esempio, il vescovo dell’Opus Dei incoraggia il suo albino assassino raccontandogli che anche Noè era un albino (una nozione tratta dal non-canonico1 Enoch 106:2). Tuttavia l’albinismo in qualche modo non interferisce con la vista dell’uomo come dovrebbe fisiologicamente.

Ma un esempio molto più importante è il trattamento di Brown dell'architettura gotica come uno stile pieno di simboli di culto verso la Dea e di messaggi in codice per confondere i non iniziati. Basandosi sull’affermazione di Barbara Walzer che "come un tempio pagano, la cattedrale gotica rappresenta il corpo della Dea", La rivelazione dei Templari afferma: "Il simbolismo sessuale è presente anche nelle grandi cattedrali gotiche, la cui costruzione fu promossa dai Templari. Elementi caratteristici [...] rappresentano elementi anatomici femminili: l'arco, che introduce i visitatori nel corpo della Chiesa Madre, evoca la vulva". Nel Codice Da Vinci, questi sentimenti sono trasformati nella spiegazione da parte di un personaggio di come la "lunga navata vuota della cattedrale fosse un segreto tributo pagano all’uterofemminile […] completa di escrescenze labiali incassate e di un clitoride floreale a cinque petali al di sopra del portale".

Queste osservazioni non possono essere accantonate come opinioni del "cattivo"; Langdon, l’eroe del libro, si riferisce alle sue conferenze a Chartres sul simbolismo della Dea.

Questa bizzarra interpretazione tradisce la non conoscenza del reale sviluppo o della costruzione dell’architettura gotica, e correggere gli innumerevoli errori diventa un noioso esercizio: I Templari nulla avevano a che fare con le cattedrali del loro tempo, che furono commissionate dai vescovi e dai loro canonici in tutta Europa. Essi erano uomini illetterati senza alcuna arcana conoscenza della "geometria sacra" tramandata dai costruttori di piramidi. Non dominavano gli stessi strumenti sui loro progetti, né fondarono corporazioni di massoni per costruirne per altri. Non tutte le loro chiese erano rotonde, né la rotondità era un insulto di sfida alla Chiesa. Piuttosto che essere un tributo al divino feminino, le loro chiese circolari onoravano la Chiesa del Santo Sepolcro.

In realtà guardando le chiese gotiche e quelle che le precedettero l’idea del simbolismo femminile si sgonfia. Le grandi chiese medievali tipicamente avevano tre porte frontali a ovest più triple entrate ai loro transetti a nord e a sud (quale parte dell'anatomia femminile rappresenta il transetto? o la volta della navata centrale di Chartres?). Le chiese romaniche — incluse quelle che precedono la fondazione dei Templari — hanno bande decorative simili che si inarcano sopra le entrate. Sia le chiese gotiche che quelle romaniche hanno ereditato dalle basiliche tardoantiche la navata lunga e rettangolare, derivata fondamentalmente dagli edifici pubblici romani. Né Brown né tantomeno le sue fonti considerano quale simbolismo coglievano nello schema di una chiesa ecclesiastici medievali come Suger di St.-Denis o Guillaume Durand. Certamente non culto nei confronti della Dea.

Affermazioni false

Se quanto sopra sembra uno schiacciatesta inflitto a un moscerino, i colpi sononecessari per dimostrare la totale falsità del materiale di Brown
Le sue volontarie distorsioni della storia documentata si accoppiano più che benecon le sue strambe affermazioni su argomenti controversi. Ma per unpostmodernista una costruzione della realtà vale l’altra.
L’approccio di Brown sembra consistere nel raccogliere ampie sezioni delle sue fonti e scuoterle insieme in una insalata di storia. Da Il Santo Graal Brown prende il concetto del Graal come metafora del lignaggio sacro spezzando arbitrariamente un termine francese medievale, Sangraal (Santo Graal), in sang (sangue) e raal (reale). Questo santo sangue, secondo Brown, discendeva direttamente da Gesù e da sua moglie, Maria Maddalena, alla dinastia Merovingia nei tempi bui della Francia, sopravvivendo alla sua caduta per persistere in diverse famiglie francesi moderne, inclusa quella di Pierre Plantard, uno dei capi del misterioso Priorato di Sion. Il Priorato — un’organizzazione reale registrata ufficialmente dal governo francese nel 1956 — fa affermazioni straordinarieriguardo la propria antichità come il "vero" potere dietro i Cavalieri Templari. Con ogni probabilità sorse dopo la seconda guerra mondiale e fu portato per la prima volta a pubblica conoscenza nel 1962. Ad eccezione del regista Jean Cocteau, la sua illustre lista di Gran Maestri — che include Leonardo da Vinci, Isaac Newton, e Victor Hugo — non è credibile, benché presentata come vera da Brown.

Brown non accetta una motivazione politica per le attività del Priorato. Alcontrario, accoglie l’idea della Rivelazione dei templari dell’organizzazionecome un culto di adoratori segreti della Dea che hanno conservato l’antica saggezza gnostica e i ricordi dell’autentica missione di Cristo, che se resi pubblici rovescerebbero completamente il cristianesimo. In maniera significativa, Brown omette il resto delle tesi del libro che vedono Cristo e Maria Maddalena, partner sessuali senza essere sposati, che eseguono i misteri erotici di Iside. Forse anche un pubblico di massa credulone ha i suoi limiti.

DaIl Santo Graal e dalla Rivelazione dei templari, Brown trae una visione negativa della Bibbia e un’immagine fortemente distorta di Gesù, che non è né il Messia né un umile carpentiere ma un ricco, istruito maestro religioso deciso a riconquistare il trono di Davide. Le sue credenziali sono amplificate dalla sua relazione con la ricca Maddalena che porta il sangue reale di Beniamino: "Quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato aproposito di Cristo è falso", si lamenta uno dei personaggi di Brown.

Tuttavia è la cristologia di Brown a essere falsa, e lo è ciecamente. Brown pretende che l’attuale Nuovo Testamento sia una falsificazione post-costantiniana che ha soppiantato le vere narrazioni ora rappresentate solo dai sopravviventi testi gnostici. Afferma che Cristo non fu considerato divino fino al Consiglio diNicea che lo votò in questo modo nel 325 agli ordini dell’imperatore. Poi Costantino — adoratore del sole per tutta una vita — ordinò che tutti i testi scritturistici più antichi fossero distrutti, ed è per questo che nessuna serie completa di Vangeli è anteriore al quarto secolo. I cristiani in qualche modo non riuscirono ad accorgersi dell’improvviso e drastico cambiamento nella loro dottrina.

Ma secondo lo specioso ragionamento di Brown, neanche il vecchio Testamento puòessere autentico perché le Scritture ebraiche complete non sono più vecchie diun migliaio di anni. E i testi tuttavia furono trasmessi così accuratamente chesi adattano bene ai rotoli del mar Morto anteriori di mille anni. L’analisidelle famiglie testuali, comparazioni di frammenti e citazioni più lecorrelazioni storiche datano sicuramente i Vangeli ortodossi al primo secolo eindicano come essi siano anteriori rispetto alle contraffazioni gnostiche. (LeEpistole di S. Paolo naturalmente precedono anche i Vangeli).

I documenti della Chiesa Primitiva e la testimonianza dei Padri anteniceani confermano che i cristiani hanno sempre creduto che Gesù fosse il Signore, Dio, e Salvatore, anche quando quella fede significava la morte. I primi canoni parziali delle Scritture risalgono alla fine del secondo secolo e ripudiano giàgli scritti gnostici. Per Brown, non è sufficiente attribuire a Costantino la divinizzazione di Gesù. La vecchia adesione dell’imperatore al culto del Sol Invictus si proponeva quindi di riciclare l’adorazione del sole come la nuova fede. Brown ripropone vecchie (e screditate da lungo tempo) accuse da parte di virulenti anticattolici come Alexander Hislop che accusava la Chiesa di perpetuare i misteri babilonesi, e come i razionalisti del XIX secolo checonsideravano Cristo solo come un altro dio salvatore morente.

Non sorprende che Brown non perda l’opportunità di criticare il cristianesimo e i suoi patetici seguaci. (La chiesa in questione è sempre la chiesa cattolica, benché il suo "cattivo" in un’occasione si faccia apertamente beffe degli anglicani; di tutte le cose, per il loro aspetto arcigno). Si riferisce in maniera continua e anacronistica alla Chiesa come al "Vaticano", anche quando i papi non vi risiedevano. Rappresenta sistematicamente la Chiesa nel corso della storia come infida, smaniosa di potere, astuta, e omicida: "La Chiesa non può più servirsi dei crociati per ammazzare i non credenti, ma la sua influenza è altrettanto efficace. E altrettanto insidiosa".

Il Culto della Dea e la Maddalena

La cosa peggiore agli occhi di Brown è che l’ostilità della Chiesa nei confronti del piacere, del sesso e della donna abbia soppresso il culto della Dea ed eliminato il femminino sacro. Sostiene che il culto della Dea dominasse universalmente il paganesimo precristiano con lo hieros gamos (matrimonio sacro) come rito centrale. Il suo entusiasmo per i riti di fertilità è l’entusiasmo per la sessualità, non per la procreazione. Cos’altro ci si aspetterebbe da un simpatizzante del catarismo?

In maniera stupefacente, Brown afferma che gli ebrei nel Tempio di Salomone adoravano Yahweh e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre — probabilmente una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone (1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Inoltre, egli dice che il tetragramma YHWH deriva da "Jehovah, androgina unione fisica tra il maschile Jah e il nome preebraico di Eva, Havah".

Ma come potrebbe dirvi qualunque studente del primo anno del corso di Scrittura, Jehovah è in realtà una interpretazione del XVI secolo di Yahweh usando le vocali di Adonai ("Signore"). Infatti, la Dea non dominava il mondo precristiano: non le religioni di Roma, i suoi sottoposti barbari, l’Egitto, oanche i territori semitici dove lo hieros gamos era un’antica pratica. Nemmeno il culto ellenizzato di Iside pare aver mai incluso il sesso nei suoi riti segreti.

Contrariamentealle affermazioni di Brown, le carte dei Tarocchi non insegnano la dottrina della Dea. Furono inventate per innocenti scopi di gioco nel XV secolo e non acquisirono associazioni occultistiche fino alla fine del XIX secolo. I pacchi di carte da gioco non hanno alcun simbolismo del Graal. L’idea che i diamanti simboleggino i pentacoli è un deliberato stravolgimento dell’occultista britannico A. E. Waite. E il numero cinque — tanto cruciale per gli enigmi diBrown — ha qualche collegamento con la Dea protettrice ma anche con miriadi dialtre cose, inclusa la vita umana, i cinque sensi, e le cinque piaghe diCristo.

Il trattamento di Maria Maddalena da parte di Brown è veramente deludente. Nel Codice Da Vinci, non è una prostituta pentita ma la consorte reale di Cristo e colei che è destinata ad essere il capo della Sua Chiesa, soppiantata da Pietro e diffamata dagli ecclesiastici. Fugge con la sua prole ad ovest verso la Provenza, dove i catari medievali conserverebbero gli insegnamenti originali di Gesù da vivo. Il Priorato di Sion veglia ancora sui suoi resti e sulle sue memorie, portati alla luce dal sotterraneo Santo dei Santi ad opera dei Templari. Il Priorato protegge anche i discendenti di lei, inclusa l’eroina di Brown.

Sebbene molti ancora raffigurino la Maddalena come la peccatrice che unse Gesù e la considerino uguale a Maria di Betania, tale confusione è in realtà opera successiva del Papa S. Gregorio Magno. L’Oriente le ha sempre mantenuteseparate e ha sempre affermato che la Maddalena, "apostola degliapostoli", morì a Efeso. La leggenda del suo viaggio in Provenza non èanteriore al IX secolo, e i suoi resti non vi furono riportati fino al XIII secolo. I critici cattolici, inclusi i Bollandisti, hanno sfatato la leggenda e distinto le tre donne fin dal XVII secolo.

Brown usa due documenti gnostici, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di Maria, perprovare che la Maddalena era la "compagna" di Cristo, intendendo la partner sessuale. Gli apostoli erano gelosi che Gesù fosse solito "baciarla sulla bocca" e la favorisse nei loro confronti. Brown cita esattamente gli stessi passaggi citati nel Santo Graal e nella Rivelazione dei Templari e raccoglie persino il secondo riferimento dall’Ultima Tentazione di Cristo. Ciò che questi libri tralasciano di menzionare è l’infamante versetto finale del Vangelo di Tommaso. Quando Pietro sogghigna che le "femmine non sono degne della vita", Gesù risponde: "Ecco io la guiderò in modo da farne un maschio.... Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli". (traduzione tratta da L. Moraldi, Vangeli apocrifi, Piemme, Casale Monferrato 1996; ndr)

Questo è certamente uno strano modo di "onorare" la propria sposa o di esaltare lo status delle donne.

I CavalieriTemplari

Brown allo stesso modo travisa la storia dei Cavalieri del Tempio. Il più vecchio degli ordini religiosi militari, i Cavalieri furono fondati nel 1118 perproteggere i pellegrini in Terra Santa. La loro regola, attribuita a S.Bernardo di Chiaravalle, venne approvata nel 1128 e generose donazioni garantirono a loro supporto numerose proprietà in Europa. Resi ridondanti dopo la caduta nel 1291 dell’ultima fortezza crociata, l’orgoglio e la ricchezza deiTemplari — erano anche banchieri — attirò loro profonda ostilità.

Brown attribuisce maliziosamente la soppressione dei Templari al "machiavellico" papa Clemente V, che essi stavano ricattando con il segreto del Graal. La sua "ingegnosa operazione lampo" fece sì che i suoi soldati arrestassero improvvisamente tutti i Templari. Accusati di satanismo, sodomia, e blasfemia, essi furono torturati fino alla confessione e bruciati come eretici, i loro resti "gettati nel Tevere senza tante preoccupazioni".

Ma in realtà, l’iniziativa per distruggere i Templari partì da Re Filippo ilBello, i cui ufficiali reali eseguirono gli arresti nel 1307. Circa 120 Templari furono bruciati dalle corti inquisitoriali locali della Francia per non aver confessato o aver ritrattato la confessione, come avvenne con il Gran Maestro Jacques de Molay. Alcuni Templari patirono la morte altrove sebbene il loro ordine venisse abolito nel 1312. Clemente, un francese debole e malaticcio manipolato dal suo Re, non bruciò nessuno a Roma, in quanto era il primo papa a regnare da Avignone (e tanto basta per le ceneri nel Tevere).

Inoltre, il misterioso idolo di pietra che i Templari furono accusati di adorare è associato alla fertilità solo in una delle oltre cento confessioni. Fu la sodomia la scandalosa — e forse vera — accusa verso l’Ordine, non la fornicazione rituale. I Templari sono stati prediletti dall’occultismo da quando il loro mito di maestri della segreta saggezza e di favolosi tesori cominciò a formarsi verso la fine del XVIII secolo. I frammassoni e perfino i nazisti li hanno acclamati come fratelli. Ora è il turno dei neo-gnostici.

Da Vinci travisato

Le interpretazioni revisioniste di Brown riguardo Leonardo da Vinci sono distortequanto il resto del suo libro. Sostiene di essersi per la prima volta imbattuto in queste visioni "mentre studiavo storia dell’arte a Siviglia", ma queste corrispondono punto per punto al materiale nella Rivelazione deiTemplari. Uno scrittore che vede in un dito puntato un gesto di tagliare lagola, che afferma che la Vergine delle Rocce è stata dipinta per delle suore e non per una confraternita laica maschile, che sostiene che Da Vinci ha ricevuto"centinaia di ricche commissioni da parte della Chiesa" (in realtà solo una… e non fu mai eseguita) è semplicemente inaffidabile.

L’analisidi Brown dell’opera di Leonardo Da Vinci è altrettanto ridicola. Presenta laMonna Lisa come un autoritratto androgino quando è ampiamente noto ritragga una donna reale, Madonna Lisa, moglie di Francesco di Bartolomeo del Giocondo. Il nome non è certamente — come sostiene Brown — un derisorio anagramma delle duedivinità egizie della fertilità Amon e L’Isa (in italiano per Isis). Chissà come mai si è lasciato sfuggire la teoria, propugnata dagli autori della Rivelazione dei Templari, che la Sindone di Torino sia un autoritratto fotografato di Leonardo Da Vinci!

Molte delle argomentazioni di Brown sono incentrate intorno all’Ultima Cena di daVinci, un dipinto che l’autore considera un messaggio in codice che rivela laverità su Gesù e il Graal. Brown sottolinea la mancanza del calice centrale sulla tavola come prova che il Graal non è un recipiente materiale. Ma il dipinto di Leonardo da Vinci mette in scena specificamente il momento in cui Gesù avverte: "Uno di voi mi tradirà" (Giovanni 13:21). Non c’è alcuna narrazione nel Vangelo di S. Giovanni. In esso l’Eucaristia non vienemostrata e la persona seduta accanto a Gesù non è Maria Maddalena (come sostiene Brown) ma S. Giovanni, ritratto come al solito come un giovaneeffeminato da Leonardo da Vinci, paragonabile al suo S. Giovanni Battista. Gesùsi trova esattamente al centro del dipinto, con due gruppi piramidali di tre apostoli su ciascun lato. Sebbene Leonardo da Vinci fosse un omosessuale spiritualmente problematico, è insostenibile l’affermazione di Brown secondo cui egli codificò i suoi dipinti con messaggi anti-cristiani.

Il caos di Brown

Insomma, Dan Brown ha composto uno scritto miserevole, un pasticcio ricercato atrocemente. Perciò, perché prendersi la briga di fare una lettura così ravvicinata di un romanzo senza valore? La risposta è semplice: Il Codice Da Vinci segue la corrente esoterica. Può ben darsi faccia per lo Gnosticismo quello che fece I Misteri di Avalon per il paganesimo: ottenergli l’approvazione popolare. Dopo tutto, quanti lettori inesperti scorgeranno le inesattezze e le menzogne propalate come verità nascoste?

In più, facendo false affermazioni di erudizione, il libro di Brown infetta ilettori con una virulenta ostilità nei confronti del cattolicesimo. Dozzine dilibri di storie occultistiche, accuratamente collegate da Amazon.com, seguono la sua scia. E gli scaffali dei librai ora sono zeppi di falsità. Se ne venderebbero pochi senza il collegamento con Il Codice Da Vinci. Se pure l’assalto di Brown alla Chiesa cattolica può essere un complimento ambiguo, ne avremmo fatto volentieri a meno.


Articolo originale comparso sul numero 8 di «Crisis», settembre 2003, col titolo Dismantling The Da Vinci Code. Le citazioni letterali del libro di Brown sono tratte dalla traduzione italiana: Dan Brown,Il Codice Da Vinci, Mondadori 2003.


[1] Sandra Miesel è una giornalista cattolica veterana.
[2] I giochi di parole di Brown sono spesso difficoltosi da tradurre in lingua italiana. Robert Langdon nell'articolo originale viene reso con "bright fame long don”; in "Sophie Nevue" Sandra Miesel vede “wisdom New Eve” (probabilmente ungioco di parole in francese, così come Bezu Fache). Tuttavia "Langdon" potrebbe essere anche unriferimento a John Langdon, specialista di ambigrammi, cioè parole scritte inmodo da essere leggibili allo stesso modo sia dall'alto verso il basso che viceversa. Il sito di Langdon è indicato tra i collegamenti del sito ufficiale di Dan Brown. Anche il nome di uno dei protagonisti, Leigh Teabing, è l'anagramma di Leigh Baigent, cioè i cognomi degli autori de Il Santo Graal, Michael Baigent e Richard Leigh