Che cos'è Il
Codice da Vinci
di Dan Brown, un testo di storia occulta? Un semplice thriller
all'americana? O un testo di religione e di filosofia? Ecco il primo
vero problema del libro di mister Brown: pare proprio che l'autore non
abbia scelto bene il campo. Ma è davvero un errore?

Il suo
libro è pretenzioso, regala a piene mani "verità" storiche e
filosofiche, le sbaglia quasi tutte, impartisce lezioni ex cathedra ad
ogni piè sospinto, e tuttavia alla fin fine non si rivela esser altro
che una caccia al tesoro di terz'ordine, tanto complicata quanto
scontata.
Brown si diverte a trastullare i suoi lettori con
un’enigmistica enciclopedica da rivista settimanale, anagrammi,
indovinelli ed amene curiosità.
L'autore, lo si apprende nel
corso della lettura, è vittima di una sindrome piuttosto articolata:
soffre di anglamerinarcisismo acuto, di latinofobia, di sessocentrismo,
di femminismo ideologico, di disordine cognitivo, di arroganza e
malafede, nonché di intolleranza religioso-culturale e, dulcis in fundo,
di tanta tanta ignoranza
La trama
Lascio a Massimo Introvigne il compito di descrivere il romanzo:
«Il Codice Da Vinci
mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il
romanzo –non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui
fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la
vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese
antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù
Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero
Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una
Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile
non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai
preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a
reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile,
proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue
idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea
(325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo
e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa
fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli
«innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli
altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce
del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di
Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si
sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di
Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un
buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce
un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la
discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i
templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria.
Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran
Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci
(1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La
Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato
del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono
cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion
sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i
cognomi Plantard e Saint Clair. […] La parte che anche l’autore presenta
come immaginaria, ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare
il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del
Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo
avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati.
Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei
crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi –Sophie
Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a
fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi
sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di
quest'istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte
smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che
lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa
progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei
che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei
accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando
a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede
impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della
«verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un
ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e
proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In
realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso
inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa
il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati,
enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche
l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la
tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta
dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand
(1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.»
L'ambiguità rende
Brown,
con l'ambiguità che la fiction gli permette, si sbarazza di qualsiasi
vincolo etico e scientifico, e deforma a suo piacimento la realtà
storica. Così, con evidente malafede, nasconde se stesso e il suo
pensiero dietro i personaggi, li fa parlare ed agire al suo posto, e
crea un mondo autoreferenziato. Non bastasse ciò, erge a barriera
giuridica il frasario di rito: «
Questo libro è un'opera di fantasia.
Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore e hanno lo scopo
di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti,
luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale.» [Pag. 4 dell'edizioneMondadori.].
Attenzione
però, qui sta il bello. L'autore fa seguire una nota storica davvero
sorprendente se si tien conto di quanto appena riportato:
«Il
Priorato di Sion - società segreta fondata nel 1099 - è una setta
realmente esistente. Nel 1975, presso la Bibliothèque National di
Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Le Dossiers Secrets,
in cui si forniva l'identità di numerosi membri del Priorato, compresi
Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo da Vinci. La prelatura
del Vaticano nota come Opus Dei è un'associazione cattolica la cui
profonda devozione è stata oggetto di interesse dei media dopo i
rapporti di lavaggio del cervello, di coercizione e di una pericolosa
pratica chiamata "mortificazione corporale". L'Opus Dei ha recentemente
terminato la costruzione di una sua sede centrale nazionale, del costo
di quarantasettemilioni di dollari, situata al numero 243 di Lexington
Avenue, a New York City. Tutte le descrizioni di opere d'arte e
architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo
romanzo rispecchiano la realtà.» [ Pag. 9 della XXIX edizione
Mondadori (settembre 2004, ISBN 88-04-52341-7). Non è chiaro il motivo
per cui sia stato tolto quest'ultimo scritto nelle ultime ristampe
dell’edizione Mondadori. Scritto che tuttavia non è scomparso
nell’edizione di lingua inglese.].
Dunque, che cosa ritenere per vero?
Brown scrive: "
Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore…".
Ma non è affatto così, perchè l'Opus Dei esiste davvero, lo si ammette
nel libro stesso, e come esiste il Louvre, e come sono realmente
esistiti Leonardo, Botticelli e Maria Maddalena, ed esistono la chiesa
cattolica e quella anglicana, i templari, la massoneria e i Gesuiti,
esiste la Temple Church… Dunque, o Brown ritiene davvero di aver
inventato il Louvre e l'Opus Dei e tutto il resto, e allora è
incontestabilmente malato, oppure è in malafede. Altro non si dà.
Il femminile nel sacro
Tutto
il succo del discorso sta nel presunto segreto dei templari: il Santo
Graal, che non altro sarebbe che l'utero della Maddalena. E il Priorato
di Sion, i tarocchi, le malefatte della chiesa cattolica… ogni cosa
girerebbe attorno alla questione del "femminino sacro". Brown sembra
davvero ossessionato dal sesso e dal femminile. Privo di
quell'equilibrio che tanto decanta, auspica una sottomissione del
maschile al femminile. Ma perché, poverino? La ragione potrebbe stare
tutta nella psicologia dell'autore, più che nei cosiddetti segreti del
tempio di Salomone. Brown descrive le donne della sua vita:
«…le
due donne eccezionali che hanno influenzato la mia vita. La prima è mia
madre, Connie Brown, collega scrittrice, nutrice del mio spirito,
musicista e modello per quel ruolo. E mia moglie Blythe, storica
dell'arte, pittrice, editor di prima linea senza dubbio la donna più
sorprendentemente dotata di talento che abbia mai conosciuto.».
Lo
scrittore americano pare soggiogato dalle due donne e dalla loro
ammirevole personalità. Ed ecco nascere il sospetto che la ragione del
romanzo stia tutta in questo suo squilibrato rapporto di ammirazione, di
emulazione e di dipendenza, rapporto che Brown dichiaratamente mostra
nei confronto di madre e moglie. Un affrancamento mai avvenuto dalla
madre? Una paternità debole? Tutto il libro sembra avallare un'ipotesi
di questo genere. Sta di fatto che il sesso femminile è il nucleo veroe
proprio del romanzo e del pensiero debole del suo povero autore.
Strategia di markerting volta ad imbonire il pubblico femminile?
Al
di la delle ragioni del tutto personali (o dimercato) che muovono Brown a
scrivere delle sue ossessioni femminocentriche, egli dimostra in ogni
caso di ignorare bellamente la storia e l'antropologia del religioso e
dell'ecclesiale.
Per i protagonisti, la chiesa cattolica
sarebbe la responsabile dell'emarginazione del femmineo divino, tanto
caro al mondo pagano. Un mondo pagano "
buono" dunque "
perchè femminista", ed uno cristiano "
cattivo perchè maschilista". E tuttavia lo stesso autore, incontrovertibilmente, chiama in causa il "
pagano Costantino" quale artefice della soppressione del sacro femminile. Ambiguità tattica o semplice disordine mentale?
In realtà la sconfitta del supposto
"matriarcato divino",
ammesso che sia mai esistito davvero, va fatta risalire ad un'età assai
più antica di quella Costantinana, senz'altro preolimpica, dato che già
nel mondo classico è evidente una sovraordinazione degli dèi maschili
rispetto a quelli femminili. Le olimpiadi, per esempio, erano giocate ogni quattro anni in onore di Zeus (e non di Era o di Afrodite).
Brown
sembra ignorare sia la condizione di subordinazione cui fu soggetta la
donna nel mondo pagano mediterraneo, sia quella analoga che si ha a
tutt'oggi presso molti paesi non cristiani moderni. A meno di non
credere che la chiesa romana sia responsabile anche di ciò che accade da
millenni presso i popoli non cristiani…
Per mister
Brown è la figura del Dio Padre, imposta secondo lui con la forza, a
causare la sottovalutazione del femminino. Ma la religione cristiana ha
piuttosto desessualizzato la figura di Dio che, ritenuto puro spirito, è
"Padre" sì, ma non umanamente e limitatamente "maschio".
Il
sacro femminile esiste nella chiesa, a dispetto di Brown, ed è
presentato alla pietà popolare, per ammissione dello stesso autore, che
ancora si contraddice, attraverso la rilevantissima figura della Vergine
Maria, la quale assolve, in forma teologicamente corretta, alle
funzioni sacrali prima rivestite dalle dee madri e dalle dee vergini
(non quindi solo da Iside o da Venere). Anche la Maddalena che, secondo
il nostro autore, sarebbe stata ripudiata dalla chiesa in quanto
prostituta, è in realtà elevata all'onore degli altari essendo
festeggiata come santa il 22 di luglio. A lei, alla Maddalena, infatti,
sono pacificamente dedicate chiese e cappelle cattoliche in molti
luoghi.
Non sono certo, come crede il povero Brown, i vangeli
apocrifi ad esaltare la figura della Maddalena e il femminino sacro; a
tal proposito scrive giustamente Introvigne:
«Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco,
io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno
spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio
entrerà nel Regno dei cieli». »
Altro che rispetto per il sacro femminino!
La storia bistrattata
Nessuno
che s'intenda realmente di storia o che semplicemente la ami, può
leggere Il Codice da Vinci senza provare un senso di imbarazzo e di
smarrimento. Il libro è zeppo di imprecisioni, di falsità e di
pressappochismi grossolani e ideologici. Del resto i personaggi di Brown
lanciano affermazioni al suono di "
pare","
si dice", "
sembra che". Peccato che la delicatezza e la serietà dei temi toccati dal romanzo pretendano un atteggiamento assai più prudente dei
pare e
dei
si dice.
Secondo i protagonisti cosiddetti "esperti" di Brown
«La Bibbia, come noi la conosciamo oggi, è stata collazionata dall'imperatore romano pagano Costantino il Grande.».
È evidente che Brown immagina che i suoi "esperti" di scienze storiche
siano in realtà ignorantissimi in materia di storia della chiesa e di
storia della religione, nonché di storia e di filosofia in generale. Non
mancano, certo, alcune affermazioni corrette e scientificamente
provate, ma esse si trovano emulsionate con ben più consistenti e
numerose sciocchezze.
Introvigne:
«Solo
la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul
serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole.
Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio.
All’epoca
del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il
riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei
testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato,
novant’anni prima che Costantino nascesse.
L’idea stessa di un “codice Da Vinci” nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita “assurda”
dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of
London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society. […] Inoltre, chi
conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal, sa che nel Codice Da Vinci
vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri
su Rennes-le-Château, e – benché il nome di questa località francese non
sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard
fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende»
E sulle streghe:
«La
cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è
del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi
protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in
quelli cattolici.»
E chi potrebbe seriamente pensare che
le crociate siano state iniziate non tanto per frenare l'aggressione dei
Turchi all'Impero d'Oriente, quanto piuttosto per trovare dei documenti
segreti?
I templari
Sui templari la
fantasia di Brown si scatena, e la sua ignoranza (o malafede) si erge
imponente. I templari sarebbero stati fondati dal fantomatico Priorato
di Sion, dal fondatore stesso del priorato Goffredo di Buglione;
sparisce dalla storia templare la figura di Ugo de Payens, quasi che
Brown neppurela conosca. Dei documenti che proverebbero la fantasiosa
fondazione sostenuta da Brown, quella del Priorato e del Buglione per
intenderci, naturalmente non vi è traccia; tanto peggio che nel presunto
documento pubblicato a pag. 382 tra i maestri del Priorato non vi è
traccia nemmeno dello stesso Goffredo.
È seriamente appurato invece che il Priorato di Sion sia cosa alquanto recente, e perciò stesso un falso acclarato e clamoroso.
Ignorante
circa le origini dei Templari Brown si dimostra tale anche sulla
questione del famoso processo. Secondo lui i templari sarebbero stati
condannati al rogo dalla chiesa di Clemente V. In realtà, è assai noto,
non solo agli studiosi più esperti, che i veri protagonisti della fine
dell'ordine furono Filippo di Francia e il Nogaret, suo braccio destro.
Papa Clemente, precursore dei papi avignonesi, dimostrò casomai il grado
di debolezza della chiesa romana del Trecento e tutta la sua
subordinazione alla corona di Francia.
Sempre i
templari avrebbero venerato il Baphomet. È una delle accuse mosse
all'ordine durante il famoso processo. Si sarebbe trattato secondo gli
accusatori, del volto del demonio cui i templari avrebbero tributato
venerazione. Per i personaggi di Brown sarebbe invece una trascrizione
in codice della parola
Sofia (Sapienza) e in concreto, nel quadro tracciato dall'autore, della Maddalena - divinità femminile.
Il termine
Bafometto, giusto per non dimenticarlo, è stato pittosto identificato da molti studiosi come una deformazione occidentale di
Mohamed, (Maometto)[6]
Falsi su falsi
Introvigne su Rennes-le-Château:
«Rennes-le-Château
è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei
orientali, nella zona detta del Razès. Lapopolazione si è ridotta a una
quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia.
Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre
cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena.
Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona
dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino
al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una
delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe
però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo
se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger
Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su
Rennes-le-Château.
Il parroco Saunière era soprattutto un
personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra
parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico,
subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia,
rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove
costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato
con una serie di scavi nella cripta e nelcimitero, alla ricerca non si
sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un
parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto
poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un
meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è
sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi
manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del
secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per
restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso
ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto
qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità
sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière
sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo
non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e
le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente
attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione
locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
La leggenda di
Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie
Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e
le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui
era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per
incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E
se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato
dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in
ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare
articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo
desiderio di attirare turisti in un borgo remoto –metteva i presunti
«miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
Negli
anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama
nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre
Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha
Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e
di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che
pubblica nel 1967 L’or de Rennes. Tre autori inglesi di
esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln
–s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole
in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC, che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal.
Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva
scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non
solo un tesoro favoloso –variamente attribuito al tempio di Gerusalemme,
ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il
sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche –
rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle
iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si
trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la
verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico
esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità
accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da
Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e
che pertanto hanno il diritto d iregnare sulla Francia e sul mondo
intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal,
il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da
quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci
si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma
Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre
stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i
grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin
(1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso
quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe
precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il
segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto
qualche indizio.
Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È
fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard
de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è
alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui
anche«Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto
notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli
stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova
che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un
piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è
effettivamente esistito– e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con
i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non
concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il
Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è
un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là
dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito
nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima
dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste:
ma solo dal 1956.
Nella pagina Informazioni storiche deIl Codice Da Vinci
si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da
documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte
«ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte
trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti,
però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano
nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici.
Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi
moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto
nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione,
lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli
il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di
Chérisey.
Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con
Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba
presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui
Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia.
Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i
piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata
completata nel 1933: la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni
al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque.
Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma
che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate
autentica spazzatura.»
Gualtiero Johannes Stein[1] a proposito del
Priorato di Sion: «La pista della frode del"Priorato di Sion" comincia a
metà del diciannovesimo secolo in Francia, quando un nuovo interesse
per l'occulto spinge alla creazione di molti nuovi gruppi esoterici.
Allo stesso tempo continui problemi d'instabilità all'interno del
governo francese portarono la Francia a dividersi tra due campi
crescentemente ostili, ambedue alla ricerca della supremazia politica.
In questo periodo l'estrema destra francese procedeva alla formazione di
propri gruppi apparentemente esoterici. Il primo gruppo, del quale si
hanno notizie già dal 1934, veniva chiamato degli "Alfa Galati". Nel
1956 Plantarde i suoi amici crearono un nuovo gruppo detto il "Priorato
di Sion", con statuti stranamente simili a quelli degli Alfa Galati,
pubblicando un periodico denominato "Circuito". In omaggio alla verità,
mi riferirò nel resto di questo articolo al falso "Priorato" ponendolo
tra due virgolette. Sinclairs (originariamente St. Clair), capi
ereditari del rito massonico scozzese, erano legati secondo il
"Priorato" da un matrimonio al fondatore dei Templari, Ugo de Payen. Il
gruppo maggiormente plagiato dal "Priorato" appare essere l'Ordine dei
"Rosa-Croce del Tempio e del Graal", fondato da Josephin Peladan nel
1891, che fu veramente il gruppo intimamente connesso con l'affare di
Rennes-le-Chateau. Berenger Sauniere, curato di Rennes-le-Chateau dal
1885 al 1917, avrebbe potuto essere legato all'Ordine dei Rosa-Croce del
Tempio e del Graal. La storia attuale del "Priorato" comincia con
l'oscura figura di Georges "Conte Israele" Monti, segretario di Josephin
Peladan. Nel numero 4 di "Vaincre" infatti, Le Fur scrive di essere
stato iniziato nel 1934 negli Alfa Galati da Georges Monti. Nel 1935,
dopo la formazione degli AlfaGalati, egli formò un gruppo
dall'interessante nome di Gran Priorato delle Gallie; morì nel 1951. La
sua relazione con Monti e il suo coinvolgimento con ordini alternativi
fecero del Savoire un probabile candidato per l'assunzione della
leadership del Gruppo Occidentale di Studi Esoterici, carica rimasta
vacante a causa della morte di Monti. Il primo obiettivo del "Priorato"
fu quello di posizionarsi nella mente del pubblico inconsapevole come la
suprema organizzazione esoterica occidentale. L'idea del lignaggio
fasullo s'origina in due luoghi diversi. Molti temi del "Priorato" si
originarono nelle idee di Evola. Tutte queste idee permeano il pensiero
del "Priorato", mentre i "documenti del Priorato" richiedono persino, ai
membri, d'indossare una corda nel momento dell'iniziazione. In ogni
modo, a onor del vero, rimane dovere d'ognuno il parlare in nome della
verità per controbilanciare il sensazionalismo falso e materialistico
dei "Priorati di Sion" nel mondo. Inner Traditions , 1996), p. 134. »
[1] ne Il Nono Secolo: Storia del mondo alla Luce del Santo Graal (Londra: Temple Lodge Press, 1991).
I simboli
Nel
romanzo il protagonista principale è un "esperto di simboli", ma la sua
affermazione più corretta, «I simboli hanno significati diversi a
seconda della loro collocazione» [1], è purtroppo smentita in tutto il
corso del romanzo: i simboli sono, per i personaggi di Brown, sempre
leggibili per un unico verso, quello dell'autore. Il risultato è così un
mondo in cui regna una strana coerenza di rimandi simbolici, un mondo
irreale. Alla faccia della molteplicità dei significati [2] e della
veridicità desiderata.
[1] Cap. 6.
[2] Il
concetto di simbolo èlegato al "senso", piuttosto che al significato. E
in tal caso è unasoggettività che si mette in moto, anziché
un'oggettività.
Poveri ingenui!
Per i personaggi di Brown «
tutte
le religioni del mondo sono basate su falsificazioni.» e i milioni di
fedeli cristiani, ebrei, islamici, buddisti, induisti, equant'altro,
nonostante la millenaria cultura di cui sono portatori, non sono altro
che degli ingenui creduloni, incapaci di vagliare con la ragione i fatti
della fede. Ma davvero una persona intelligente può pensare una cosa
simile?
Potere? Potere!
La chiesa cattolica
è da sempre il bersaglio preferito degli anglicani e dell'universo
protestante, che trovano in tale avversione il loro stesso codice
genetico, la ragione di esistere. Le massonerie illuministiche francese
ed angloamericana hanno ancor più esasperato la propria avversione alla
chiesa di Roma. È così che per l'anglosassone Brown, l'attacco alla
chiesa diventa lecito e persino eroico. Senza ritegno morale, Brown
ricorre ad ognitipo di fantasia e di menzogna per aggredire la chiesa e
per mostrarla, ai suoilettori, ipocrita e delinquenziale: una sorta di
grande e millenaria mafia religiosa. Ma niente paura, la chiesa, pur
tardivamente, è assolta: gli ultimi delitti del romanzo, si scopre, sono
opera di uno storico inglese avverso alla chiesa e al Priorato
traditore.
Per Introvigne:
«Immaginiamo
questo scenario. Esce un romanzo incui si afferma che il Buddha, dopo
l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si
attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo
la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto
essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel
corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di
persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un
Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda
di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo
internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi
di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non
passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come
un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro
fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra
gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una
versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano
l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto. Lo scenario non è vero,
ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di
Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa
cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría
Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama
ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre
milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e
la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per
cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato
correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip
Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto
che l’anti-cattolicesimo è "l’ultimo pregiudizio accettabile".»
Un potere effettivamente si gioca intorno al cosiddetto
Sang Real
non è quello della chiesa però, e forse neppure quello flebile dei
Merovingi o dei loro presunti discendenti, è piuttosto il potere di
certa massoneria di frangia o della setta chiamata Priorato di Sion,
che, attraverso un libro ricolmo di odio e di menzogna, cerca di
legittimarsi sulla scena internazionale a dispetto della massoneria
tradizionale e dei templari veri, gnostici o cattolici che siano.
Ma infine, il sospetto non può che cadere anche sui vertici dell'economia
globalizzata,
in particolare statunitense, perché è comprensibile che la grande
superpotenza occidentale voglia assimilare a se stessa e controllare
appieno il vecchio continente. In questo caso è ovvio che il anche
controllo religioso sia un obiettivo irrinunciiabile per l'impero
nordamericano. In ciò, la chiesa cattolica, che ha sede a Roma invece
che negli
states, rappresenta inevitabilmente un ostacolo per l'assimilazione dell'Europa.
Topolin, Topolin…evviva Topolin.
Il
simpatico personaggio di Disney, bianco rosso e nero, (i colori
dell'achimia e del nazismo) appare più volte a ricordare con Biancaneve,
Sirenetta e Cenerentola che Walt era un massone e che la "vera" vicenda
della Maddalena sarebbe narrata, sempre in chiave allusiva, anche dalle
fiabe più classiche. Disney fu, lo ricordiamo, uno dei maggiori fautori
del neocolonialismo statunitense, colui che ha tentato, purtroppo con
successo, di imporre al mondo occidentale, attraverso i bambini, la sua
visione atea e plutocratica dell'universo umano.
E adesso… consigli per gli acquisti!
Il
lettore accorto avrà notato che numerosi sono marchi che appaiono nel
libro, con insistenza quanto mai sospetta. Ma perché scandalizzarsi che
un libro destinato a diventare un best seller, e magari un film di
successo, sia… sponsorizzato con tanta dovizia? Ecco alcuni dei marchi
riportati nel romanzo: Rolex, Audi, Range Rover, Coca Cola, Times,
Heckler & Koh USP, FIAT, Beechcraft Baron 58, Citroën…
Leonardo da Vinci
Nel
romanzo Leonardo è il principale garante degli assunti su Gesù, quasi
un testimonio oculare dei fatti, Ogni sua parola, ogni suo atto, è
allusione al messaggio, ostinato e pedante, del fantomatico Priorato.
Leonardo, si sa, era un uomo di cultura eclettica, e nel rinascimento "
cultura eclettica"
significava anche "alchimia". Non stupisce che al repertorio
dell'alchimia tradizionale il genio attingesse a piene mani per le sue
opere, ivi compreso il mito
dell'androgino primordiale. Tuttavia,
anche se fosse come Brown immagina, quella del grande Leonardo sarebbe
solo un'opinione più o meno lecita e condivisibile, non una certezza. E
poi, via! La forzatura di "
AMON L'ISA" come spiegazione di
Monna Lisa, è davvero troppo!
Di tutto di più…
Che
c'è che non c'è? Il romanzo non dimentica quasi nulla. Ecco un breve
elenco dei temi e dei soggetti: Adamo ed Eva, Biancaneve, Botticelli,
Cenerentola, Era dell'Acquario, Fibonacci, Galleria degli Uffizi,
Gioconda (Monna Lisa), Giuseppe d'Arimatea, Goffredo di Buglione, Hopi
(indiani), Isaac Newton, Iside, Jean Cocteau, Jheronumus Bosch, Ku Klux
Klan, Leonardo da Vinci, Louvre, Malleus maleficarum, Maria Maddalena,
Martin Scorsese, Merovingi, Mitterrand, Olimpiadi, Opus Dei, Pentacolo,
Priorato di Sion, Rapporto Aureo o Divino, Rosa (mistica),
Rennes-le-Château (Saunier), Rotoli di Nag Hammadi e del Mar Morto,
Saint-Sulpice, Santo Graal, Sirenetta, tarocchi, Templari, Topolino,
trovatori, Ultima Cena (di Leonardo), Vangeli gnostici, Vaticano,
Venere, Vergine delle Rocce, Victor Hugo, Vitruvio, Walt Disney, Wicca,
Yin e Yang…
Domande semplici semplici.
1. Gesù è o non è Dio? Se non lo è perché tanta fatica intorno ad una discendenza che non è divina?
2. Perché
il fantomatico Priorato non ha mai pubblicato la verità sconvolgente di
cui è geloso custode, facendo così cadere finalmente
quell'organizzazione a delinquere che sarebbe la chiesa cattolica.
Perché la mantiene segreta e permette alla chiesa di perpetuare le sue
presunte menzogne? Avrebbe potuto farlo in molti modi e in molti
momenti: all'indomani della rivoluzione francese, nella Russia
sovietica, nella Germania popolare, a Cuba, in un paese islamico
moderato, in Cina o in Giappone, o nella laicissima Francia di oggi.
3. Perché
non ha ancora sottoposto i documenti di cui è in possesso a dei
laicissimi e liberi, magari atei, scienziati, così com'è invece avvenuto
per la sindone?
Michele van Balen.
2004
[1]
“Il Codice Da Vinci”: ma la storia è un’altra cosa [Articolo
sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con
il titolo Il Codice Da Vinci, in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica, anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.]
[2] Pag. 4 dell'edizioneMondadori.
[3]
Pag. 9 della XXIX edizione Mondadori (settembre 2004, ISBN
88-04-52341-7). Non è chiaro il motivo per cuisia stato tolto
quest'ultimo scritto nelle ultime ristampe dell’edizione Mondadori.
Scritto che tuttavia non è scomparso nell’edizione di lingua inglese.
[4] Popoli di fede animista, induisti, buddisti, atei, e islamici.
[5] O dei Pagani.
[6] Maometto eraeffettivamente visto come l'anticristo.
[7] ne Il Nono Secolo: Storia del mondo alla Luce del Santo Graal (Londra: Temple Lodge Press, 1991).
[8] Cap. 6.
[9]
Il concetto di simbolo è legato al "senso", piuttosto che al
significato. E in tal caso è una soggettività che si mette in moto,
anziché un'oggettività.
http://www.cesnur.org/2003/mi_davinci.htm