Mircea Eliade
Mito e Realtà
1993 Borla ed.
...
Erik Fromm
Il linguaggio dimenticato - La natura dei miti e dei sogni
... Bompiani ed
Con la chiarezza e il rigore tipici della saggistica di Fromm , il filosofo e
psicoanalista tedesco intraprende in quest'opera l'esplorazione nella storia
dell'interpretazione dei sogni e dei miti, dalle letterature primitive alle
intuizioni di Freud e Jung. Conducendoci nella selva dell'inconscio e
spostando gradualmente la sua attenzione dall'individuo alle società,
attraverso la lettura di miti e leggende di tutti i tempi, Fromm ci introduce
ai problemi delle simbolizzazioni collettive. Una guida alla comprensione del
linguaggio simbolico che è "una lingua vera e propria, e in effetti l'unico
linguaggio universale che la razza umana abbia mai creato".
Julian Jaynes
Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza
... Adelphi
Che cos’è la coscienza? Questa, che per
noi è l’esperienza più immediata e vicina, questo «teatro segreto fatto
di monologhi senza parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile
di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri», continua tuttora ad
aleggiare, come oggetto inafferrabile, nella ricerca scientifica e
filosofica. Julian Jaynes, psicologo sperimentale di formazione, accenna
in questo libro una risposta davvero nuova all’antico quesito. E non
vuole soltanto mostrarci che cosa la coscienza non è (attraverso
una disamina devastante delle teorie correnti sul tema), ma che cosa
essa è e come è nata, in un intreccio audacissimo fra neurofisiologia,
teoria del linguaggio e storia. Il punto di partenza è qui la divisione
del cervello in due emisferi. Sappiamo che uno solo di tali emisferi
(generalmente il sinistro) presiede al linguaggio e domina la vita
cosciente. Qual è allora la funzione dell’altro emisfero, legato da
molteplici nessi all’emozione? Chi abita, chi ha abitato quell’«emisfero
muto», del quale oggi riconosciamo di sapere così poco? La tesi di
Jaynes è che l’emisfero destro sia stato abitato dalle voci degli dèi
e che la struttura della «mente bicamerale» spieghi la nostra
irriducibile divisione in due entità: divisione che un tempo fu quella
fra «l’individuo e il suo dio». La coscienza, quale oggi la intendiamo,
sarebbe dunque una forma recente, faticosamente conquistata, che si
distacca dal fondo arcaico della «mente bicamerale». Con un’analisi
serrata di testimonianze letterarie e archeologiche, soprattutto
mesopotamiche, greche ed ebraiche, Jaynes disegna il profilo della
«mente bicamerale» in quanto fonte dell’autorità e del culto, quale si è
manifestata nella storia delle grandi civiltà. E, all’interno di essa,
individua lo sviluppo di un’altra forma della mente, che prenderà il suo
posto dopo un «crollo» dovuto a fattori interni ed esterni. Tale crollo
separa per sempre il mondo arcaico da quello che diventerà il nostro. È
questo il punto in cui Jaynes situa «l’avvento della coscienza» (intesa
nel senso moderno), ultima fase di un lungo processo di «passaggio da
una mente uditiva a una mente visiva». Ma la bicameralità della mente
non per questo scompare: tutta la storia è traversata da una nostalgia
verso un’altra mente, tutta la nostra vita psichica testimonia
numerosi fenomeni, dalla possessione alla schizofrenia, che a
quell’altra mente rinviano. Ciò che noi chiamiamo storia è «il lento
ritrarsi della marea delle voci e delle presenze divine». Ma la nostra
mente a quelle voci e presenze continua a riferirsi, anche se non sa più
come nominarle e ascoltarle. La dominanza dell’emisfero linguistico non
riesce a cancellare l’altra metà del cervello. Così la coscienza
continua a essere, come scrisse Shelley a proposito della creazione
poetica, «un carbone quasi spento, che una qualche influenza invisibile,
come un vento incostante, può avvivare dandogli un transitorio
splendore», anche se «le parti coscienti della nostra natura non sono in
grado di profetizzare né il suo approssimarsi né la sua partenza».
Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza apparve per la prima volta nel 1976.