venerdì 30 gennaio 2015

livelli di lettura

Quali sono i livelli di lettura di un testo sacro o mitologico?
Un testo sacro ha più livelli di lettura, per questo chi ha fretta di liquidare i credenti e i loro testi sacri come "creduloni irrazionali" i primi e come "favolette assurde" i secondi è senza dubbio un imbecille patentato. 
Un livello di lettura è per esempio quello storico: i  fatti, i gesti e le parole stanno sul piano della storicità, vogliono dire se stessi, il loro semplice accadimento. 
Altro piano di lettura è quello metaforico o simbolico: i fatti narrati vogliono dire altro da sè, stanno a significare cose più ampie o semplicemente diverse dal semplice accadimento fisico, sono simboli.
Per l'uomo é possibile interpretare tutto, ogni testo sia sacro, storico o letterario. Si deve intepretare, ma nell'interpretare vi è il rischio inevitabile di interpretare fino al punto di stravolgere il senso del testo. 
Il rischio di non intepretare è quello di non capire ciò che realmente un testo ci dice. E, oltrettutto, la scelta del rigido letteralismo è pur sempre una scelta intepretativa e soggettiva. 
Il rischio di intepretare con eccessiva disinvoltura è, al contrario, quello di far dire al testo ciò che si vuole. E' Rischioso interpetare, ma non è possibile evitare di farlo.

venerdì 16 gennaio 2015

La biblioteca del Bianco Alfiere



Mircea Eliade

Mito e Realtà
1993 Borla ed.
...

Erik Fromm

Il linguaggio dimenticato - La natura dei miti e dei sogni
... Bompiani ed
Con la chiarezza e il rigore tipici della saggistica di Fromm , il filosofo e psicoanalista tedesco intraprende in quest'opera l'esplorazione nella storia dell'interpretazione dei sogni e dei miti, dalle letterature primitive alle intuizioni di Freud e Jung. Conducendoci nella selva dell'inconscio e spostando gradualmente la sua attenzione dall'individuo alle società, attraverso la lettura di miti e leggende di tutti i tempi, Fromm ci introduce ai problemi delle simbolizzazioni collettive. Una guida alla comprensione del linguaggio simbolico che è "una lingua vera e propria, e in effetti l'unico linguaggio universale che la razza umana abbia mai creato".

 

Julian Jaynes

Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza
... Adelphi

Che cos’è la coscienza? Questa, che per noi è l’esperienza più immediata e vicina, questo «teatro segreto fatto di monologhi senza parole e di consigli prevenienti, dimora invisibile di tutti gli umori, le meditazioni e i misteri», continua tuttora ad aleggiare, come oggetto inafferrabile, nella ricerca scientifica e filosofica. Julian Jaynes, psicologo sperimentale di formazione, accenna in questo libro una risposta davvero nuova all’antico quesito. E non vuole soltanto mostrarci che cosa la coscienza non è (attraverso una disamina devastante delle teorie correnti sul tema), ma che cosa essa è e come è nata, in un intreccio audacissimo fra neurofisiologia, teoria del linguaggio e storia. Il punto di partenza è qui la divisione del cervello in due emisferi. Sappiamo che uno solo di tali emisferi (generalmente il sinistro) presiede al linguaggio e domina la vita cosciente. Qual è allora la funzione dell’altro emisfero, legato da molteplici nessi all’emozione? Chi abita, chi ha abitato quell’«emisfero muto», del quale oggi riconosciamo di sapere così poco? La tesi di Jaynes è che l’emisfero destro sia stato abitato dalle voci degli dèi e che la struttura della «mente bicamerale» spieghi la nostra irriducibile divisione in due entità: divisione che un tempo fu quella fra «l’individuo e il suo dio». La coscienza, quale oggi la intendiamo, sarebbe dunque una forma recente, faticosamente conquistata, che si distacca dal fondo arcaico della «mente bicamerale». Con un’analisi serrata di testimonianze letterarie e archeologiche, soprattutto mesopotamiche, greche ed ebraiche, Jaynes disegna il profilo della «mente bicamerale» in quanto fonte dell’autorità e del culto, quale si è manifestata nella storia delle grandi civiltà. E, all’interno di essa, individua lo sviluppo di un’altra forma della mente, che prenderà il suo posto dopo un «crollo» dovuto a fattori interni ed esterni. Tale crollo separa per sempre il mondo arcaico da quello che diventerà il nostro. È questo il punto in cui Jaynes situa «l’avvento della coscienza» (intesa nel senso moderno), ultima fase di un lungo processo di «passaggio da una mente uditiva a una mente visiva». Ma la bicameralità della mente non per questo scompare: tutta la storia è traversata da una nostalgia verso un’altra mente, tutta la nostra vita psichica testimonia numerosi fenomeni, dalla possessione alla schizofrenia, che a quell’altra mente rinviano. Ciò che noi chiamiamo storia è «il lento ritrarsi della marea delle voci e delle presenze divine». Ma la nostra mente a quelle voci e presenze continua a riferirsi, anche se non sa più come nominarle e ascoltarle. La dominanza dell’emisfero linguistico non riesce a cancellare l’altra metà del cervello. Così la coscienza continua a essere, come scrisse Shelley a proposito della creazione poetica, «un carbone quasi spento, che una qualche influenza invisibile, come un vento incostante, può avvivare dandogli un transitorio splendore», anche se «le parti coscienti della nostra natura non sono in grado di profetizzare né il suo approssimarsi né la sua partenza».
Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza apparve per la prima volta nel 1976.


Agli increduli delle cose sacre

Non è mai bene fermarsi a metà dell'opera: o non si studia e allora si rimane analfabeti o, se si studia, si è poi costretti a farlo per tutta la vita... 

Il problema di tanti "increduloni" è che pensano di aver capito certe cose che hanno appena intravisto, ma avendole in realtà capite solo in minima pare, le trovano assurde. 
Allora si arrabbiano, e  poichè non ritengono di doversi sforzare per capire un po' di più, le combattono. 
E' più semplice per loro dichiarare assurde e irrazionali le cose che non capiscono, piuttosto che non cercare di capirle con umiltà e fatica.

lunedì 12 gennaio 2015

I veri musulmani non sono terroristi #iononsonocharlie

di UCCR

Non si può accusare l’islam e i musulmani di fondamentalismo religioso, è una generalizzazione ingiusta, anche quando i terroristi attaccano e discriminano i cristiani in Medio Oriente in nome del loro dio. Non si può chiudere gli occhi sul fatto che sono i musulmani, molto spesso, a difendere i cristiani dagli attacchi dei fondamentalisti, come ha spiegato Shamon Nona, Arcivescovo caldeo di Mosul. Sono gli studiosi musulmani a tradurre il Catechismo cattolico in lingua persiana, è il sindaco musulmano di Nazareth a volere che l’Annunciazione diventi festa civile, è l’ambasciatrice musulmana Sherry Rehman che sarà processata per blasfemia per aver difeso i cristiani e sono i leader musulmani a chiedere scusa ai cristiani per le persecuzioni subite.

L’islam ha certamente un problema al suo interno con la violenza e la tolleranza e lo scontro con la civiltà moderna sarà letale se non affronterà con coraggio tale questione. Ma i veri musulmani non sono i terroristi francesi e questa differenza è fondamentale. Tutti i quotidiani arabi hanno condannato l’attentato francese, così come i musulmani francesi e italiani, vicino a Milano si è svolta una marcia della Pace comune tra musulmani e crsitiani. Come ha spiegato il prof. Paolo Branca, docente di Islamistica presso l’Università Cattolica, quello che è accaduto «ha a che vedere con un discorso ideologico e non religioso. Non deve accadere una polarizzazione tra noi e l’islam nel suo complesso». Senza contare che gli stessi musulmani vengono spesso massacrati dai gruppi terroristici islamici.

Questo è anche un motivo per cui Papa Francesco evita di “condannare l’islam” (preferendo parlare di “fondamentalismo religioso”) quando esprime vicinanza ai cristiani perseguitati (abbiamo calcolato che lo fa mediamente almeno una volta ogni quindici giorni), come invece vorrebbero i suoi affannati critici del tradizionalismo/conservatorismo cattolico. Nemmeno Benedetto XVI condannava in generale l’islam quando esprimeva vicinanza ai cristiani perseguitati (alcuni esempi: 18/07/05, 19/04/06, 2/01/11, 25/01/11, 20/10/12 ecc.). Nella Evangelii Gaudium Francesco ha scritto: «tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali! Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza». E durante un’intervista recente ha affermato: «tanti islamici sono offesi, dicono: “No, noi non siamo questo. Il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace. Questo non è islam”. Credo che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi. Io ho detto al Presidente Erdogan: “Sarebbe bello che tutti i leader islamici parlino chiaramente e condannino quegli atti, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire “no”; Tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale, anche da parte degli islamici, che hanno quella identità e che dicano: “Noi non siamo quelli. Il Corano non è questo”. Dobbiamo sempre distinguere qual è la proposta di una religione dall’uso concreto che di quella proposta fa un determinato governo. Bisogna fare questa distinzione, perché tante volte si usa il nome, ma la realtà non è quella della religione».

Noi non siamo Charlie Hebdo #iononsonocharlie

 di UCCR

Innanzitutto condanniamo, senza nessun tipo di giustificazione, l’uccisione dei vignettisti francesi. Tuttavia vogliamo anche dire che noi non siamo Charlie Hebdo. Questo è il titolo scelto dal “New York Times”: la redazione del giornale satirico, ha scritto l’editorialista David Brooks, in America sarebbe stata «accusata di incitamento all’odio». Il britannico “Financial Times” ha aggiunto: «anche se il magazine si ferma poco prima degli insulti veri e propri, non è comunque il più convincente campione della libertà di espressione. Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, che devono essere catturati e giudicati, è solo per dire che sarebbe utile un po’ di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocando i musulmani sono soltanto stupidi». «Il nostro giornale evita di pubblicare materiale che di proposito o senza motivo sia offensivo verso gruppi religiosi», ha detto il “Washington Post”. Lo stesso hanno fato i principali quotidiani tedeschi, il direttore di “Die Zeit” ha spiegato: «è prevalsa la linea che non ci debba essere alcun automatismo tra i fatti di Parigi a la pubblicazione che offende il sentimento religioso delle persone». In Italia una firma del “Fatto Quotidiano”, Maurizio Chierici è intervenuto in questo senso: «questo tipo di libertà non può considerare immondizia milioni di musulmani. Si può sorridere graffiando, ma graffiare non vuol dire aggredire con la scompostezza che umilia cultura e religione di chi abita le nostre città» (Chierici sarebbe intervenuto contro le offese ai cristiani? Dubitiamo).

Questo cosa significa? Che si può e si deve piangere la morte degli umoristi di Charlie Hebdo massacrati dal fanatismo fondamentalista e intollerante, senza automaticamente glorificarli e riflettendo sul fatto che il diritto di satira non può equivalere al diritto di offesa, di blasfemia e, spesso, di sfogo dissacratorio. I giornalisti uccisi erano atei, anarchici e comunisti e usavano la satira come strumento di odio, e non tanto di libertà, verso le fedi e le religioni. Se il presunto “diritto di offesa” va dunque condannato, ricordando che i vignettisti satirici non possono avere più diritti degli altri (dato che sono un reato sia l’offesa che la blasfemia), ancor di più ovviamente va condannato il prezzo che hanno subito per il loro errore. Non è così che si reagisce, è con la riflessione e la vita democratica che si può far capire tutto questo all’intolleranza laicista. Oggi comunque lo spazio va dato al lutto e alla memoria di questi umoristi, la critica alla satira come sfogo antireligioso si potrà fare anche in seguito. Ci uniamo perciò alle parole di Papa Francesco: «Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato». E’ interessante comunque notare che tutte le religioni, pesantemente offese da Charlie Hebdo, hanno tuttavia reagito all’unanimità condannando senza sconti come «atrocità ingiustificabile» i fatti francesi. Chissà se sarebbe avvenuto il contrario, ricordando che sempre più spesso si parla di “amnesie occidentali” e dei media occidentali rispetto ai cristiani perseguitati.

A questo proposito segnaliamo la strumentalizzazione dell’anticlericalismo laicista occidentale che ha sfruttato questi tragici eventi per invocare l’uccisione della religione e la sparizione dei credenti dalla vita pubblica. Lo ha fatto Oliviero Toscani («Se non ci fossero più le religioni, ci sarebbero molti massacri di meno», ha detto), lo stesso ha fatto Umberto Eco (ottima risposta su “Tempi”). Ma è di Paolo Flores D’arcais la tesi più feroce: «La laicità più rigorosa, che esclude Dio, qualsiasi Dio dalla vita pubblica (scuole, tribunali, comizi elettorali, salotti televisivi, ecc.), è perciò l’unica salvaguardia contro l’incubazione di un brodo di coltura clericale che inevitabilmente può diventare pallottola fondamentalista». Ricordiamo al nostralgico Flores D’arcais che nella storia c’è già chi ha provato ad escludere Dio dalla vita pubblica, è stato il signor Joseph Stalin nominando l’ateismo di stato -la religione professata dal direttore di “Micromega”- nella sua Unione Sovietica e propagandando l’ateismo scientifico nelle università. I risultati del fiorire della democrazia sono sotto gli occhi di tutti.

sabato 10 gennaio 2015

lo spazio della religione

«Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture».
Benedetto XVI


Islam oggi


«In un dialogo da intensificare con l'Islam dovremo tener presente il fatto che il mondo musulmano si trova oggi con grande urgenza davanti a un compito molto simile a quello che ai cristiani fu imposto a partire dai tempi dell'illuminismo e che il Concilio Vaticano II, come frutto di una lunga ricerca faticosa, ha portato a soluzioni concrete per la Chiesa cattolica».
Benedetto XVI

giovedì 8 gennaio 2015

Moi je ne suis pas "Charlie", Je suis "don Andrea Santoro".

"Hanno colpito il cuore dell'Europa"... Questa è la frase che hanno scritto e detto molti giornalisti in queste ore che seguono la strage di Parigi. E quale sarebbe il cuore dell'Europa? La sede, pensate un po', del settimanale satirico parigino «Charlie Hebdo». 
Eh, uno chissà che si aspetta dall'Europa, dalla grande e vecchia Europa... e invece toh, il suo cuore sta tutto lì, non in una gramde cattedrale medievale, non al colosseo, non in una prestigiosa università o in parlamento, sta in un posto in cui si disegnano e si pubblicano vignette satiriche, robe da ridere insomma, prese in giro, dissacratorie, sghignazzanti. Tièh!

E l'Europa, colpita al cuore del suo acido umorismo, scende in piazza. A far che? A gridare, a rivendicare la libertà di offesa e di irrisione. Già, è un nostro "profanolaico" e inviolabile diritto, di uomini e di donne occidentali, quello di prendere in giro il prossimo, di dissacrare, di irridere, di offendere a nostro piacimento e fanti e santi come meglio ci garba. Quello sì che è "sacro" per noi: il diritto di dissacrare (naturalmente i valori altrui).

Il 5 febbraio 2006 nella piccola chiesa cattolica di Trebisonda, nel nord della Turchia, veniva ammazzato un prete, don Andrea Santoro. Per la sua morte cruenta fu arrestato e condannato Ouzhan Akdil, un ragazzo appena sedicenne di fede islamica, il quale confessò di aver ucciso don Andrea perché sconvolto dalle vignette satiriche su Maometto apparse pochi mesi prima su un quotidiano danese. Sfugge il nesso "satira danese-prete italiano". Ma l'onta della dissacrazione fu lavata allora col sangue innocente di un sacerdote cattolico.
Forse perchè non fu colpita la satira, ma soltanto la chiesa, non furono colpiti i cecchini della risata, ma un povero prete cristiano, che aveva pure l'aggravante di essere cattolico, forse per questo Madame l'Europe, non si sdegnò più di tanto, o se lo fece lo fece in modo formale e sbrigativo. L'Occidente, tirò fuori allora dal cilindro della retorica certe frasi di circostanza come "è inammissibile, è intollerabile, è scandaloso..." e poi più nulla.
E infatti, chi mai scese in piazza nel 2006 per protestare contro la morte di un povero prete innocente? Chi scrisse di se stesso "Io sono don Santoro"? Anzi., anche quela volta l'accento fu messo piuttosto sulla libertà di matita, sulla satira... quella sì, colpita al cuore. Eppure il sangue sparso non era quello di un vignettista, ma di un uomo di chiesa.

Una parte d'Europa (ma è poi la stessa Europa?) si stracciò le vesti quando, nel febbraio del 2006, il leghista Roberto Calderoli indossò ed esibì in televisione una maglietta sulla quale era stampata la famigerata vignetta antimaomettana, opera dell'autore danese di cui sopra. Non disse, quell'Europa, sempre distratta davanti ai martiri cristiani del mediooriente e dell'Africa islamista, che Calderoli (allora ), aveva esercitato con coraggio la libertà di satira, no, disse piuttosto che il ministro delle Riforme istituzionali italiano aveva provocato volgarmente, stupidamente una prevedibile e giusta reazione del mondo islamico. Se ben ricordo lo censurò senza patemi, da destra e da sinistra., forse perchè Calderoli non era un "libero pensatore" come si deve, ma soltanto un leghista ignorante e volgare. E Calderoli fu costretto alle dimissioni, perchè Calderoli, lui sì, era "Charlie".
Il 12 settembre del 2006 papa Benedetto XVI tenne all'università di Ratisbona una lectio magistralis dal titolo "Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni". La sua citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo ebbe come conseguenza reazioni violente nel mondo musulmano, con grandi proteste di piazza, assalti e incendi a molte chiese africane ed orientali.
L'Europa di allora (ma in fondo la stessa 'Europa che oggi si riconosce in "Charlie Hebdo"), ebbe toni di biasimo verso il pontefice, non lo difese. Nè difese minimamente i tanti cristiani che furono fatti oggetto di persecuzuione e di vendetta da parte degli esagitati islamisti. L'Europa di allora trattò il papa come un provocatore, come un irresponsabile, un imprudente, nel migliore dei casi. Non come un eroe, non come un pontefice franco e sincero, cui riconoscere il merito della chiarezza e della libertà di parola.
Iprocisia allo stato puro è quest'Europa che oggi grida «Je ne suis pas "Charlie"!»

Non è da ipocriti dimenticare che in Europa, in nome della laicità e dell'accoglienza verso le più diverse confessioni, si censurano presepi e crocifissi e simboli cristiani, e poi si grida allo scandalo quando è la satira ad essere censurata? 
E non è da ipocriti, o almeno da struzzi, continuare ad affermare che non esiste alcuno scontro di civiltà, mentre ciò è ormai più che evidente? 
E non è da ipocriti farsi scivolare addosso tutti quei crimini contro l'umanità che vengono commessi ogni giorno dagli assassini dell'Isis e di Boko Haram, per diventare poi delle iene solo quando gli stessi estremisti assaltano un giornale satirico? 

Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io porto rispetto al sentimento religioso, anche a quello di chi non ha la mia stessa fede.   
Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io non credo che sia un diritto quello di offedere con l'irrisione le persone nella loro identità. 
Moi je ne suis pas "Charlie" perchè io sono convinto che a nessuno sia dato il diritto di procurare  della sofferenza ad alcuni per dare il piacere ad altri dello sghignazzo. 
Non, noi je ne suis pas "Charlie"! Io sono "don Andrea Santoro".

 

Don Andrea Santoro

 E' il pomeriggio di domenica 5 febbraio 2006, nella piccola chiesa cattolica di Trebisonda, città turca presso il Mar Nero, un prete e il suo giovane aiutante turco stanno pregando in attesa di  celebrare la messa. All'improvviso entrano in chiesa tre ragazzi che subito iniziano a comportarsi con fare arrogante. Usciti dalla chiesa i tre bulli, don Andrea e il suo aiutante riprendono a pregare.
 Qualcuno ancora entra in quella chiesa, e stavolta i due cristiani si accorgono che una pistola è puntata alle loro spalle. Il prete fa solo in tempo a dire al suo collaboratore di gettarsi a terra; nella navata echeggia un grido: “Allah è grande” e due colpi di pistola trafiggono i polmoni del sacerdote. Così muore don Andrea Santoro, prete italiano missionario in Turchia. L'uccisore adesso scappa  attraverso il cortile, ancora una volta grida “Allah è grande” e spara in aria un terzo colpo di pistola.
In seguito viene arrestato e condannato per il delitto Ouzhan Akdil, un ragazzo di appena 16 anni. Il giovane 'assassino confessa di aver ucciso don Santoro perché "sconvolto dalle vignette satiriche su Maometto". Le vignette sono quelle apparse pochi mesi prima su un quotidiano danese e che in quel periodo avevano infiammato l'intero mondo islamico.

lunedì 5 gennaio 2015

Il primato di Pietro

L'autorità di Pietro, quale primo fra i gli apostoli e dei suoi successori al vescovato di Roma fu sempre riconosciuta dalle chiese, anche dopo lo scisma che divise l'oriente cristiano dall'occidente
 
 «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro (Roccia) e su questa pietra (roccia) edificherò la mia chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »
(Matteo 16,17-19)
«Perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano»
Luca 22,30-31
"Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seco
nda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.
In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»."
 Giovanni 21,15-19
Il senso è chiarissimo: Cristo consegna a שמעון detto כפא [Κηφας - kefà: in aramaico "roccia" (spuntone di roccia o guglia)] e gli dice «tu sei Pietro (Roccia) [ כפא ] [πητρος] e su questa pietra (roccia) [ כפא ] [πητρα] edificherò la mia chiesa»

sabato 3 gennaio 2015

la caduta del califfo

Il califfato cadrà per volontà di Dio. Dio ascolta il sussurro dei suoi cristiani perseguitati.