Maddalena, Ipazia, Marozia e la laica inquisizione

I cristiani sono la causa prima dei mali del mondo: sembra essere questo il dogma, il principio dottrinale fondante (e forse l'unico), che guida i molto solerti membri del tribunale della Laica Inquisizione. Rimuovere i cristiani e la loro becera credulità dal mondo dev'essere, per loro, un imperativo categorico, un obiettivo assolutamente irrinunciabile. 

Ma non è facile eliminare i cristiani, ancor oggi così poco odiati dalla gente, ancora così rispettati. Per poter giungere in occidente all'obbiettivo, cioè alla loro eliminazione fisica e reale, è ancora necessario preparare il terreno con un clima di odio diffuso contro di loro: il clima adatto alla persecuzione. E dunque bisogna per forza demonizzare i cristiani.
Così si capisce perchè ogni argomento possibile contro i cristiani acquisti improvvisamente valore. 

Ecco esplodere ad arte il caso dei preti pedofili (solo alcuni lo sono, ma si sa: colpevoli pochi colpevoli tutti) ed ecco le solite innumerevoli (mai quantificate) ricchezze del Vaticano, e le corruzioni, le debolezze, il "piove Vaticano ladro", e la comoda confusione fra chiesa e banca vaticana.
Il cinema, strumento eccezionale di propaganda delle logge e dei poteri occulti, cerca, riscopre, ripropone ed esalta (come solo il cinema, magica finzione, sa esaltare) le figure fantasiose, mitiche, storiche o fantastoriche migliori, più adatte a raccontare la congenita malvagità dei cristiani.

Riappare la Maddalena-amante-di-Gesù, la Maddalena dal ventre-graal, la mamma dei capetingi e vera capa della chiesa (mica poteva essere Pietro, no?), ed è la Maddalena di Dan Brown e del suo Codice da Vinci: un vero libro-film spazzatura diventato, più o meno come il reality del Grande Fratello, un best in entrambe le versioni.

Riappare Ipazia di Alessandria, matematica, 'sposa della verità' (sì, certo, la sua), inventrice dell’idroscopio, dell’astrolabio, del planisfero (pare non della moka), crudelmente assassinata secondo gli gnostici da quei feroci dei cristiani contro di lei aizzati dal terribile vescovo Cirillo. Ipazia che torna come testimone dell'accusa per il laico tribunale della laica inquisizione, che torna per accusare dal grande schermo Hollywoodiano i cristiani quali perversi sicari, quali assassini di lei, della scienza e della verità. Ipazia che torna sì, ma come personaggio, come attrice, come sceneggiatura, come 'verità' cineprocessuale, falsaverità costruita ad arte. Verità cinematografica in cui si omette forse di raccontare che i pochi testi di Ipazia rimasti sono stati salvati proprio da quegli oscurantisti dei cristiani, e che sono tuttoggi conservati, guardacaso in Vaticano. Verità cinematografica per la quale è necessario dimenticare che se nemmeno all'epoca del delitto vi furono dei testimoni nè vi furono condanne, è allora cosa certa che condannare oggi Cirillo e i cristiani in assenza di alcuna prova, altro non è che un inaccettabile pregiudizio, un abuso e un insulto sia per la ragione sia per il metodo storico scientifico.

Torna infine Marozia, al cinema s'intende: la Marozza, la Giovanna, cioè la papessa dei tarocchi. Un personaggio più fantastorico che altro; una prostituta d'alto bordo, l'amante di molti aristocratici romani (più che dei cardinali), una ruffiana faccendiera favorita nei suoi intrallazzi dall'epoca di disordini e di violenze, di crisi generale, che segnava l'Europa dell'alto medioevo. E' un'altra figurina buona insomma, buona per scandalizzare i creduloni, per ingrassare i luoghi comuni contro la chiesa, per sporcare, per gettare fango, per impolverare gli occhi di chi guarda. Insomma ecco il nuovo film concepito apposta per ferire prima la verità storica e poi la chiesa.

Ma chi ha insegnato l'arte della menzogna ai laici inquisitori di oggi? Gli illuministi alla Voltaire o soltanto il vecchio detto "Calunnia, calunnia qualche cosa resterà".

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