Sacerdozio maschile e femminile nella chiesa

"Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». "


Il senso del sacerdozio cristiano è quello della Croce cioè il Sacerdozio di Cristo. E' però un sacerdozio di segno opposto rispetto a quello che vanno cercando gli affezionati e le affezionate dei paramenti e degli altari.
I paramenti del Cristo sono una pelle insanguinata dal flagello, la tiara è la corona di spine conficcata sul suo capo, il rito sacerdotale è l'ultima cena, è l'orto degli ulivi, ed è la croce. Gesù è sacerdote perfetto perchè è vittima prima che sacerdote, perchè è Dio prima che offerente, perchè è senza peccato e tuttavia assume su di sè ogni peccato pagando per tutti.
E' questo il sacerdozio che cercano coloro che pensano al presbiterato come ad un privilegio?

Tutti noi possiamo esercitare il sacerdozio della croce, caricarci della nostra sofferenza e di quella degli altri. Tutti noi possiamo mangiare del corpo di Cristo, perchè è proprio per noi che viene consacrato ogni giorno. Tutti noi possiamo chiamare Dio "padre", "papà".
Tutti noi possiamo essere consacrati con l'olio crismale del sacerdozio, della regalità e della profezia, nel battesimo.
Non vi è altro sacerdozio nella chiesa che quello di Cristo.

Nella chiesa il sacerdozio comune dei fedeli appartiene tanto alle donne quanto agli uomini. I ministeri ecclesiali sono diversi, ma il sacerdozio, che è intimamente connesso col battesimo ricevuto, e che ben emerge dalla preghiera del Padre Nostro, si esprime sostanzialmente nel partecipare alla santa messa e nel vivere la vita in modo santo, cioè amando Dio e i fratelli, e accettando e portando ciascuno la propria croce.
Il sacerdozio cristiano è uguale per tutti, e per ciascuno è diverso perchè è un sacerdozio che sta nel rapporto unico, ma inclusivo di amore fra Dio e il figlio che ogni cristiano è.
La donna non può e non deve diventare presbitera, perchè ciò non sta nel mandato che Gesù le ha affidato, ma è ampiamente partecipe, come ogni cristiano, del sacerdozio di Dio, ed è più che sacerdotessa, essendo la donna cristiana addirittura figlia per Dio.
Il presbiterato invece non è un diritto, non è un mestiere cme un altro, per se stessi, ma è un ruolo che si assume per la chiesa. Nessuno può rivendicare il diritto al presbiterato. Nemmeno le donne.



 

PARTE SECONDA 
LA CELEBRAZIONE DEL MISTERO CRISTIANO
SEZIONE SECONDA
«I SETTE SACRAMENTI DELLA CHIESA»
CAPITOLO TERZO
I SACRAMENTI AL SERVIZIO DELLA COMUNIONE

ARTICOLO 6
IL SACRAMENTO DELL'ORDINE


Il sacerdozio dell'Antica Alleanza
1539 Il popolo eletto fu costituito da Dio come « un regno di sacerdoti e una nazione santa » (Es 19,6). 143 Ma, all'interno del popolo di Israele, Dio scelse una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico; 144 Dio stesso è la sua parte di eredità. 145 Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza. 146 In essa i sacerdoti sono costituiti « per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati ». 147
1540 Istituito per annunciare la parola di Dio 148 e per ristabilire la comunione con Dio mediante i sacrifici e la preghiera, tale sacerdozio resta tuttavia impotente a operare la salvezza, avendo bisogno di offrire continuamente sacrifici e non potendo portare ad una santificazione definitiva, 149 che soltanto il sacrificio di Cristo avrebbe operato.
1541 La liturgia della Chiesa vede tuttavia nel sacerdozio di Aronne e nel servizio dei leviti, come pure nell'istituzione dei settanta « Anziani », 150 prefigurazioni del ministero ordinato della Nuova Alleanza. Così, nel rito latino, la Chiesa si esprime nella preghiera consacratoria dell'ordinazione dei Vescovi:
« O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, [...] con la parola di salvezza hai dato norme di vita nella tua Chiesa: tu, dal principio, hai eletto Abramo come padre dei giusti, hai costituito capi e sacerdoti per non lasciare mai senza ministero il tuo santuario... ». 151
1542 Nell'ordinazione dei sacerdoti, la Chiesa prega:
« Signore, Padre santo, [...] nell'Antica Alleanza presero forma e figura vari uffici istituiti per il servizio liturgico. A Mosè e ad Aronne, da te prescelti per reggere e santificare il tuo popolo, associasti collaboratori che li seguivano nel grado e nella dignità. Nel cammino dell'esodo comunicasti a settanta uomini saggi e prudenti lo spirito di Mosè tuo servo [...]. Tu rendesti partecipi i figli di Aronne della pienezza del loro padre ». 152
1543 E nella preghiera consacratoria per l'ordinazione dei diaconi, la Chiesa confessa:
« Dio onnipotente, [...] tu hai formato la Chiesa [...]; hai disposto che mediante i tre gradi del ministero da te istituito cresca e si edifichi il nuovo tempio, come in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo ». 153
L'unico sacerdozio di Cristo
1544 Tutte le prefigurazioni del sacerdozio dell'Antica Alleanza trovano il loro compimento in Cristo Gesù, « unico [...] mediatore tra Dio e gli uomini » (1 Tm 2,5). Melchisedek, « sacerdote del Dio altissimo » (Gn 14,18), è considerato dalla Tradizione cristiana come una prefigurazione del sacerdozio di Cristo, unico « sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek » (Eb 5,10; 6,20), « santo, innocente, senza macchia » (Eb 7,26), il quale « con un'unica oblazione [...] ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati » (Eb 10,14), cioè con l'unico sacrificio della sua croce.
1545 Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo. « Infatti solo Cristo è il vero Sacerdote, mentre gli altri sono i suoi ministri ». 154
Due partecipazioni all'unico sacerdozio di Cristo
1546 Cristo, Sommo Sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre. 155 Tutta la comunità dei credenti è, come tale, sacerdotale. I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione sua propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. È per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che i fedeli « vengono consacrati a formare [...] un sacerdozio santo ». 156
1547 Il sacerdozio ministeriale o gerarchico dei Vescovi e dei sacerdoti e il sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche se « l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo », 157 differiscono tuttavia essenzialmente, pur essendo « ordinati l'uno all'altro ». 158 In che senso? Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale – vita di fede, di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito –, il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani. È uno dei mezzi con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la sua Chiesa. Proprio per questo motivo viene trasmesso mediante un sacramento specifico, il sacramento dell'Ordine.
In persona di Cristo Capo
1548 Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di verità. È ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell'Ordine, agisce « in persona Christi Capitis » – in persona di Cristo Capo: 159
« È il medesimo Sacerdote, Cristo Gesù, di cui realmente il ministro fa le veci. Costui se, in forza della consacrazione sacerdotale che ha ricevuto, è in verità assimilato al Sommo Sacerdote, gode della potestà di agire con la potenza dello stesso Cristo che rappresenta ("virtute ac persona ipsius Christi") ». 160
« Cristo è la fonte di ogni sacerdozio: infatti il sacerdote della Legge [antica] era figura di lui, mentre il sacerdote della nuova Legge agisce in persona di lui ». 161
1549 Attraverso il ministero ordinato, specialmente dei Vescovi e dei sacerdoti, la presenza di Cristo quale Capo della Chiesa è resa visibile in mezzo alla comunità dei credenti. 162 Secondo la bella espressione di sant'Ignazio di Antiochia, il Vescovo è JbB@H J@L() A"JD`H, come l'immagine vivente di Dio Padre. 163
1550 Questa presenza di Cristo nel ministro non deve essere intesa come se costui fosse premunito contro ogni debolezza umana, lo spirito di dominio, gli errori, persino il peccato. La forza dello Spirito Santo non garantisce nello stesso modo tutti gli atti dei ministri. Mentre nell'amministrazione dei sacramenti viene data questa garanzia, così che neppure il peccato del ministro può impedire il frutto della grazia, esistono molti altri atti in cui l'impronta umana del ministro lascia tracce che non sono sempre segno della fedeltà al Vangelo e che di conseguenza possono nuocere alla fecondità apostolica della Chiesa.
1551 Questo sacerdozio è ministeriale. « Questo ufficio che il Signore ha affidato ai Pastori del suo popolo è un vero servizio ». 164 Esso è interamente riferito a Cristo e agli uomini. Dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa. Il sacramento dell'Ordine comunica « una potestà sacra », che è precisamente quella di Cristo. L'esercizio di tale autorità deve dunque misurarsi sul modello di Cristo, che per amore si è fatto l'ultimo e il servo di tutti. 165 « Il Signore ha esplicitamente detto che la sollecitudine per il suo gregge era una prova di amore verso di lui ». 166
... «a nome di tutta la Chiesa»
1552 Il sacerdozio ministeriale non ha solamente il compito di rappresentare Cristo – Capo della Chiesa – di fronte all'assemblea dei fedeli; esso agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera della Chiesa 167 e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico. 168
1553 « A nome di tutta la Chiesa ». Ciò non significa che i sacerdoti siano i delegati della comunità. La preghiera e l'offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera e dall'offerta di Cristo, suo Capo. È sempre il culto di Cristo nella sua Chiesa e per mezzo di essa. È tutta la Chiesa, corpo di Cristo, che prega e si offre, « per ipsum et cum ipso et in ipso » – per lui, con lui e in lui – nell'unità dello Spirito Santo, a Dio Padre. Tutto il corpo, « Caput et membra » – Capo e membra – prega e si offre; per questo coloro che, nel corpo, sono suoi ministri in senso proprio, vengono chiamati ministri non solo di Cristo, ma anche della Chiesa. Proprio perché rappresenta Cristo, il sacerdozio ministeriale può rappresentare la Chiesa.

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