L'oncologo italiano Umberto Veronesi,
nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha rilasciato un'intervista di cui
pubblico di seguito la fedele trascrizione, allo scopo di dare notizia delle dichiarazioni di Veronesi ed avviare immediatamente un'analisi critica delle stesse.
VERONESI:
- Scienza e fede non possono andare insieme, perché la fede presuppone di credere ciecamente a qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi, mentre... e quindi la religione per definizione è integralista, non si può credere per metà, non si può credere a certe cose e non a altre.
La scienza viceversa vive nel dubbio, vive nella ricerca della verità, vive nel bisogno di provare, criticare se stessi, riprovare e così via. Quindi per definizione la scienza è possibilista. Quindi son due mondi e due concezioni di pensiero molto lontani l'uno dall'altro. Quindi non si possono abbracciare tutti e due. A mio parere.-
- Devo dire che sono arrivato ad essere un vero laico dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. La religione ti impedisce di ragionare, devi accettarlo senza ragione…-
INTERVISTATRICE-…addirittura!? -
VERONESI:
- Eh certo, non puoi mettere a discutere… non puoi discutere e criticare i testi religiosi o i dogmi religiosi. Rispetto profondamente chi crede, non ho nessuna, ehm… diciamo… volontà o neanche pensiero lontano di interferire in questo…. in questa convinzione; devo dire che anche nella malattia può aiutare per questo 'sentirsi protetti' in qualche maniera da una divinità, e capisco che possa essere una… anche avere un aspetto consolatorio. -
COMMENTO
«Scienza e fede non possono andare insieme, perché la fede presuppone di credere ciecamente a qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi, mentre... e quindi la religione per definizione è integralista, non si può credere per metà, non si può credere a certe cose e non a altre.»
Secondo Veronesi la fede presuppone di credere ciecamente a qualcosa di rivelato. Ciò risponde in parte al vero: la fede è davvero 'credere' in una rivelazione, pur tuttavia non è necessario per chi crede in una rivelazione, farlo modo cieco e assoluto. Non è comunque necessario nella prospettiva della fede cristiana.
Nella prospettiva cristiana si può e si deve credere, infatti, anche facendo uso della ragione. La ragione può confrontarsi in tutta libertà con le verità rivelate, al pari di come si confronta in tuta libertà con le cosiddette leggi di natura; trattando cioè queste e quelle come punti di partenza per avviare ragionamenti, prove e operazioni logiche, per valutare e analizzare, in modo sempre critico e vigilante, l'esperienza storica e sensoriale dell'uomo; quella immanente e materiale come quella trascendente e spirituale.
Veronesi ritiene che la fede, per lui cieca e irrazionale, sia l'unica dimensione dell'esperienza religiosa. Non è così: logica e razionalità hanno sempre accompagnato, almeno in occidente, il sentimento religioso e la fede più autentica. Filosofia e teologia hanno, fin dai loro esordi antichi, dibattuto le loro questioni usando come soli strumenti a disposizione, data l'immaterialità dei temi, la logica e la ragione.
Teologia e filosofia sono discipline essenzialmente logiche e, se è vero che nelle religioni rivelate la speculazione è vincolata, appunto, dalla rivelazione divina, è vero però anche che per la stessa medesima ragione l'esercizio intellettivo è reso più complesso, dovendosi in esso far concordare verità rivelate con esperienze concrete e con soluzioni logiche coerenti.
Il diritto di mettere in dubbio i dogmi e i misteri, il diritto, insomma, di critica teologica, è stato veramente negato in alcuni periodi della storia, in alcuni più che in altri, ma ciò non appartiene alle cose necessarie delle religioni quanto piuttosto a quelle accessorie, accidentali.
Grandi dibattiti e grandi disquisizioni hanno segnato la storia di tutte le teologie del mondo, con divisioni epocali e con contradditori teologici e filosofici combattuti a suon di argomentazioni logiche e razionali.
Insomma, Veronesi sembra ignorare che la storia delle religioni è segnata da un fermento continuo di ragionamenti, di contrapposizioni ideologiche e filosofiche e da dibattiti, e da un esercizio continuo di logica e di razionalità. La religione -Veronesi ne sarebbe sorpreso- fa pensare e ragionare quanto e forse più della scienza stessa.
Per Veronesi la religione è "integralista per definizione". Va da sé che l'affermazione è semplicistica e gratuita e infatti non c'è alcuna definizione di religione che implichi in sé il concetto di integralismo. Dunque la religione non è "integralista per definizione" ma solo "per Veronesi", è una sua pur legittima opinione.
Veronesi associa integralismo e religione probabilmente per l'indiscutibilità dei punti di partenza, ossia dei principi contenuti nella rivelazione. Farebbe bene Veronesi ad analizzare anche la sua scienza con la medesima severità.
Il mondo scientifico, infatti, è spesso accusato di essere altrettanto integralista delle religioni, da parte di innumerevoli frange parascientifiche. A costoro, veri e propri eretici della scienza, gli epigoni dell'ortodossia scientifica reagiscono chiamandoli col termine di 'ciarlatani' e chiedendo al braccio secolare di reagire con l'ostracismo più severo. L'accusa che gli scienziati rivolgono ai ciarlatani è quella di non attenersi al cosiddetto 'metodo scientifico' e di non sottostare alla verifica dei loro risultati da parte della comunità scientifica internazionale.
Dunque un ipotetico Antiveronesi filoeretico per la scienza potrebbe affermare, con simmetrica sicurezza, che "la scienza è integralista per definizione". Nemmeno la scienza, infatti, può o vuole prescindere dai propri fondamenti metodologici, dai propri principi epistemologici.
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