Tu non vuoi battezzare tuo figlio, non lo vuoi educare ad una fede certa. "Sceglierà da grande" tu dici, "non gli voglio imporre nulla."
Ma pensa che a tuo figlio non sarà dato di scegliersi il nome, perchè tu lo sceglierai per lui, e non potrà scegliersi la casa in cui nascere,
la
città in cui vivere, il quartiere, ricco o povero, la nazionalità; non sceglierà la faccia che dovrà portare, nè il sesso, nè l'altezza o il colore degli occhi o quello dei capelli, e neanche
la condizione economica potrà scegliersi da solo. Non deciderà lui chi sarà suo padre o sua madre, nè gli zii nè i
fratelli nè i nonni o gli altri parenti. Nemmeno i vicini di casa portà decidere lui.
E non sceglierà l'asilo da frequentare, nè la maestra, nè i suoi compagni. E non deciderà dei suoi vestiti, delle sue pappe, dei suoi giocattoli.
Non potrà neppure avere una religione di partenza visto che tu per lui hai già deciso così.
Le religioni sono tante in questo mondo
e tantissime sono le loro varianti; a tuo figlio sarà imposto di essere
istruito superficialmente solo su due o tre, di tante che ce ne sono: tu e non lui le sceglierai fra tutte. E non potrà essere educato e
formato con profondità in una sola, perchè tu hai deciso di non farlo.
Hai paura che un domani lui ti possa accusare di averlo formato in una religione sbagliata? E' per questo che non vuoi scegliere per lui? Ma in realtà tu ha già scelto: hai scelto di non scegliere. Hai scelto che dovrà fare da solo la sua ricerca, che dovrà arrangiarsi senza il tuo aiuto.
Scegliere di non scegliere è un grande errore.
Dato
che come testimoniano in molti si può crescere atei anche in famiglie di
credenti e viceversa io dico che "lasciare ai figli la scelta" sia
inevitabile in ogni caso, e che scegliere di non scegliere sia, mi
ripeto, religione del politically correct. Imporre la scelta della non
scelta è sempre una scelta. Debole e poco seria.
Educare
ad una fede è complesso e impegnativo, "educare a più fedi" è
semplicemente impossibile.... anche perchè sono contrastanti fra loro.
Si può casomai istruire (che non è educare). Non si tratta di
restringere il campo ma di dare profondità. Non si tratta di
indottrinare, ma di formare alla fede.
mercoledì 31 dicembre 2014
La conversione non è un ritorno
La conversione cristiana non è mai un ritorno, ma è sempre un procedere in avanti verso la perfezione.
Non si ritorna indietro quando ci si converte a Dio, anzi. Si cammina guardando dritti davanti a se stessi. E in ogni caso si accoglie Dio che, Lui sì, ci viene incontro nella nostra miseria.
Chi si converte al Vangelo non lo fa una volta per sempre, lo fa ogni giorno, con un cammino costante, caparbio, testardo, con un camminino verso la meta che è Dio.
Il ritorno è semmai quello che si fa quando, malgrado tutto, ci si rivolge ancora verso il peccato, verso il male che ci si è lasciati alle spalle.
Sì, accade che si ritorni, ma quando si torna è verso il male.
Poi accade che, pentiti di questo ritorno, ci si rivolga con lo sguardo nuovamente alla buona strada, e si ricominci allora a camminare in avanti.
Non si ritorna indietro quando ci si converte a Dio, anzi. Si cammina guardando dritti davanti a se stessi. E in ogni caso si accoglie Dio che, Lui sì, ci viene incontro nella nostra miseria.
Chi si converte al Vangelo non lo fa una volta per sempre, lo fa ogni giorno, con un cammino costante, caparbio, testardo, con un camminino verso la meta che è Dio.
Il ritorno è semmai quello che si fa quando, malgrado tutto, ci si rivolge ancora verso il peccato, verso il male che ci si è lasciati alle spalle.
Sì, accade che si ritorni, ma quando si torna è verso il male.
Poi accade che, pentiti di questo ritorno, ci si rivolga con lo sguardo nuovamente alla buona strada, e si ricominci allora a camminare in avanti.
sabato 20 dicembre 2014
I dieci comandamenti
l testi biblici dei dieci comandamenti secondo la chiesa cattolica (traduzione Bibbia CEI 2008)
Esodo 20
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Deuteronomio 5
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I - Non avrai altro Dio fuori di me.
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«2Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho
fatto uscire dalla terra d'Egitto, in schiavitù: 3non avrai altri
dèi all'infuori di me. 4Non ti farai idolo né immagine alcuna di
ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che
è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e
non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che
punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta
generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra il suo
favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei
comandamenti.
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«6Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho
fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7Non
avere altri dèi di fronte a me. 8Non ti farai idolo né immagine
alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né
di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9Non ti prostrerai
davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un
Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla
quarta generazione per quanti mi odiano, 10ma usa misericordia
fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei
comandamenti.
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II - Non nominare il nome di Dio invano.
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7Non pronunzierai invano il nome del
Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo
nome invano.
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11Non pronunciare invano il nome del Signore
tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome
invano.
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III - Ricordati di santificare le feste.
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8Ricordati del giorno di sabato per
santificarlo: 9sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10ma
il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai
alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la
tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11Perché
in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in
essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il
giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
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12Osserva il giorno di sabato per santificarlo,
come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13Sei giorni faticherai e
farai ogni lavoro, 14ma il settimo giorno è il sabato per il
Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né
alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché
il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15Ricordati
che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto
uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti
ordina di osservare il giorno di sabato.
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IV - Onora il padre e la madre.
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12Onora tuo padre e tua madre, perché si
prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
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16Onora tuo padre e tua madre, come il
Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice
nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.
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V - Non uccidere.
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13Non uccidere.
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17Non uccidere.
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VI - Non commettere atti impuri.
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14Non commettere adulterio.
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18Non commettere adulterio.
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VII - Non rubare.
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15Non rubare.
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19Non rubare.
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VIII - Non dire falsa
testimonianza.
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16Non pronunciare falsa testimonianza contro
il tuo prossimo.
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20Non pronunciare falsa testimonianza contro
il tuo prossimo.
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IX - Non desiderare la donna d'altri. X - Non desiderare la roba
d'altri.
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17Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo». |
21Non desiderare la moglie del tuo prossimo.
Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo». |
sabato 13 dicembre 2014
Aborto
L'aborto
è sempre una scelta di morte. Dolorosa non dolorosa, morale non
morale.. è comunque una scelta di morte. Il feto è vita umana e l'aborto
è soppressione di una vita umana. Si fa morire un essere umano vivente.
Negare questa evidenza o spostare artificiosamente il discorso non è
onestà intellettuale.
Potremmo discutere sul fatto che il nascituro sia una "persona umana", ma non che sia vivo e che sia vivo di una vita umana, pure se essa è temporaneamente simbiotica con la madre. Al momento del concepimento si è di fronte ad un organismo vivente dotato di una sua propria identità genetica;e tale identità fa sì che si debba distiguere il feto dalla madre che lo ospita e che lo nutre. Fa onore ai credenti il fatto di essere i primi difensori della vita umana fin dal suo concepimento, ma la questione è essenzialmente etica e trasversale. Dovrebbe essere un terreno comune ai laici e ai credenti quello della tutela della vita umana in quanto tale. Peccato che non lo sia.
Potremmo discutere sul fatto che il nascituro sia una "persona umana", ma non che sia vivo e che sia vivo di una vita umana, pure se essa è temporaneamente simbiotica con la madre. Al momento del concepimento si è di fronte ad un organismo vivente dotato di una sua propria identità genetica;e tale identità fa sì che si debba distiguere il feto dalla madre che lo ospita e che lo nutre. Fa onore ai credenti il fatto di essere i primi difensori della vita umana fin dal suo concepimento, ma la questione è essenzialmente etica e trasversale. Dovrebbe essere un terreno comune ai laici e ai credenti quello della tutela della vita umana in quanto tale. Peccato che non lo sia.
lunedì 8 dicembre 2014
la parola "compassione"
Compassione
com-pas-sió-ne
dal latino: cum insieme patior soffro.
Nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà -
una pietà che è quasi disprezzo. Eppure la sua radice, il significato
originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più
ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro.
Non un sentimento di pena che va dall'alto in basso. Si parla di una
comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come
proprio, ma che se percorsa porta ad un'unità ben più profonda e pura di
ogni altro sentimento che leghi gli umani. E' la manifestazione di un
tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente
in cambio.
Ed è la testa di ponte per una comunione autentica non solo di sofferenza, ma anche -e soprattutto- di gioia vitale, e di entusiasmo.
Copiato e ripubblicato da Unaparolalagiorno.it
http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/compassione
Chiesa e tasse... l'ultima frontiera dei giacobini
8 settembre 2011 alle ore 14.36
Raccolgo e ripubblico a mia volta.
Questa nota nasce dopo il tam tam mediatico in cui si asserisce che il Vaticano non paga le tasse.
Intanto chiariamo, per chi ancora non lo sapesse e sono in molti, che il Vaticano è uno stato sovrano, e come tale non paga alcuna tassa allo Stato Italiano. Esattamente come San Marino tanto per capirci.
Ma ammettiamo che l'ignoranza faccia scrivere 'Vaticano' al posto di 'Chiesa Cattolica italiana'.
Questione ICI
Partiamo con il primo problema, peraltro recentemente tornato a galla dopo la decisione della Commissione europea di riaprire la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia su questo punto.
Ricordando la premessa che la CEI e il Vaticano non sono la stessa cosa, con un po’ di pazienza (ma ne vale la pena) proviamo a capire come stanno le cose.
LA LEGGE - Nel 1992 lo Stato italiano ha istituito l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili. Nello stesso intervento normativo (decreto legislativo n. 504/1992) sono state previste delle esenzioni riguardanti non tanto la Chiesa quanto piuttosto tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.
Dunque, secondo la legge, perché venga applicata l’esenzione è necessario che si realizzino due requisiti:
Evidente ed apprezzabile la finalità delle esenzioni: lo Stato ha voluto agevolare tutti quei soggetti che svolgono attività sociale secondo criteri di “no profit”.
- Il proprietario dell’immobile deve essere un “ente non commerciale”, ossia non deve distribuire gli utili e gli avanzi di gestione ed è obbligato, in caso di scioglimento, a devolvere il patrimonio residuo a fini di pubblica utilità. In pratica tutto quello che un ente non commerciale “guadagna” (con attività commerciali, con richieste di rette o importi, con la raccolta di offerte, con l’autofinanziamento dei soci, con i contributi pubblici, ecc.) deve essere utilizzato per le attività che svolge e non può essere intascato da nessuno.
- L’immobile deve essere destinato “esclusivamente” allo svolgimento di una o più tra le otto attività di rilevante valore sociale individuate dalla legge.
LA NOVITA’ DELLA CORTE DI CASSAZIONE - Ora, mentre per più di dieci anni queste norme sono state applicate dai Comuni senza alcun problema, i soliti noti hanno iniziato dei contenziosi e nel 2004 la Corte di Cassazione, pronunciandosi su un immobile di un istituto religioso destinato a casa di cura e pensionato per studentesse, ha fornito una interpretazione non prevista dalla legge (… tutto ciò non vi ricorda qualcosa?): i giudici infatti hanno aggiunto un nuovo requisito per avere diritto all’esenzione sia necessario anche che l’attività “non venga svolta in forma di attività commerciale”.
Quale è la novità? È chiaro che cambia tutto se si sposta l’attenzione dalla natura “commerciale” dell’ente proprietario (come richiesto dalla norma) alla natura della “attività commerciale” effettuata (come innovato dalla Corte). Per capire la singolarità della decisione si devono tenere presenti due aspetti:
In parole povere, se chiedi anche un cent sei fuori dall’esenzione! E zac, rimane fuori praticamente tutto il no-profit! Via il bambino con l'acqua sporca (a scanso di equivoci, la Chiesa rientra nella seconda voce).
- dal punto di vista tecnico, le attività sono considerate commerciali non quando producono utili, ma quando sono organizzate e rese a fronte di un corrispettivo, cioè con il pagamento di una retta o in regime di convenzione con l’ente pubblico: è evidente che alcune delle attività elencate dalla legge (si pensi a quelle sanitarie o didattiche) di fatto non possono essere che “commerciali” in questo senso;
- “commerciale” non vuol dire “con fine di lucro”: per la legge, infatti, è “commerciale” anche l’attività nella quale vengono chieste rette tanto contenute da non coprire neanche i costi: in pratica, l’esenzione perde ogni senso se interpretata così.
PRIMA INTERPRETAZIONE AUTENTICA - Davanti agli effetti disastrosi che una tale interpretazione avrebbe creato nel mondo del “no profit”, lo Stato italiano è intervenuto con una interpretazione autentica (art. 7 del decreto legge n. 203/2005, governo Berlusconi), ribadendo la sufficienza dei due requisiti iniziali e stabilendo che, ai fini dell’esenzione dall’ICI, non rilevava l’eventuale commercialità della modalità di svolgimento dell’attività.
DENUNCIA ALLA COMMISSIONE EUROPEA - L’interpretazione autentica non deve essere piaciuta, poiché nello stesso anno questa disposizione è stata impugnata di fronte alla Commissione europea denunciandola come “aiuto di Stato”. In pratica, sul presupposto che gli enti non commerciali che svolgono quelle attività socialmente rilevanti sono comunque da considerare “imprese” a tutti gli effetti, si è sostenuto che l’esenzione costituirebbe una distorsione della concorrenza nei confronti dei soggetti (società e imprenditori) che svolgono le stesse attività con fine di lucro soggettivo.
Come a dire: perché mai deve essere agevolato chi offre servizi assistenziali senza guadagnarci (eh già, perché mai …?!).
SECONDA INTERPRETAZIONE AUTENTICA E ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE - Per escludere ogni dubbio lo Stato è intervenuto con una seconda interpretazione autentica (art. 39 del D.L. n. 223/2006, governo Prodi), con la quale è stato precisato che l’esenzione deve intendersi applicabile se l’attività è esercitata in maniera “non esclusivamente commerciale”. Il nuovo intervento appare molto equilibrato, perché precisa il senso dell’esenzione permettendo di evitare abusi.
Peraltro, presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stata poi istituita una commissione con il compito di individuare le modalità di esercizio delle attività che, escludendo una loro connotazione commerciale e lucrativa, consenta di identificare gli elementi della “non esclusiva commercialità”.
CHIUSURA DEL FASCICOLO PER DUE VOLTE E RECENTE RIAPERTURA – Alla luce della seconda interpretazione autentica e della maggiore definizione dei limiti grazie alla Commissione appositamente istituita, la Commissione europea ha chiuso la procedura di infrazione con esclusione di ogni “aiuto di Stato”. Successivamente ne è stata aperta un’altra, sempre sulla stessa linea, e anche questa è stata chiusa per chiara infondatezza.
Ad ottobre di quest’anno, però, il Commissario europeo per la concorrenza (Joaquín Almunia, spagnolo, predecessore del simpatico Zapatero al partito socialista), nonostante le due archiviazioni ha riaperto una ennesima procedura di infrazione. Staremo a vedere.
Le riflessioni.
Bene. Ora abbiamo gli strumenti per rispondere alle gentili domande del nostro ipotetico (ma neanche tanto) amico.
- “L’esenzione è riservata agli enti della Chiesa cattolica”.
In realtà abbiamo visto che la legge destina l’esenzione a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale rientrano certamente gli enti ecclesiastici, ma che comprende anche: associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati e partiti politici (che sono associazioni), enti religiosi di tutte le confessioni e, in generale, tutto quello che viene definito come il mondo del “non profit”. Non si dimentichi inoltre che fanno parte degli enti non commerciali anche gli enti pubblici.
- “L’esenzione vale per tutti gli immobili della Chiesa cattolica”
Come abbiamo evidenziato sopra, l’esenzione richiede la compresenza di due requisiti: quello soggettivo, dove rileva la natura del soggetto (essere “ente non commerciale”) e quello oggettivo, dove rileva la destinazione dell’immobile (utilizzarlo “esclusivamente” per le attività di rilevanza sociale individuate dalla legge ed in modo “non esclusivamente commerciale”). Non è vero, quindi, che tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali (e, quindi, della Chiesa cattolica) sono esenti: lo sono solo se destinati alle attività sopra elencate. In tutti gli altri casi pagano regolarmente l’imposta: è il caso degli immobili destinati a librerie, ristoranti, hotel, negozi, così come delle case date in affitto.
-“L’esenzione vale per ogni imposta”
In realtà l’esenzione dall’ICI (che è un’imposta patrimoniale) non ha alcun effetto sul trattamento riguardante le imposte sui redditi e l’IVA, né esonera dagli adempimenti contabili e dichiarativi. Infatti gli enti non commerciali, compresi quelli della Chiesa cattolica (parrocchie, istituti religiosi, seminari, diocesi, ecc.), che svolgono anche attività fiscalmente qualificate come “commerciali” sono tenuti al rispetto dei comuni adempimenti tributari e al versamento delle imposte secondo le previsioni delle diverse disposizioni fiscali.
- “Gli alberghi sono esenti”
Attenzione, questa è insidiosa. Per dimostrare come l’esenzione prevista dalla norma sia iniqua, danneggi la concorrenza e non risponda all’interesse comune, viene citato il caso dell’albergo che, in quanto gestito da enti religiosi, sarebbe ingiustamente esente, a differenza dell’analogo albergo posseduto e gestito da una società.
Peccato, però, che l’attività alberghiera non rientra tra le otto attività di rilevanza sociale individuate dalla norma di esenzione. Perciò gli alberghi, anche se di enti ecclesiastici, non sono esenti e devono pagare l’imposta. Ad essere esenti sono, piuttosto, gli immobili destinati alle attività “ricettive”, che è ben altra cosa. Si tratta di immobili nei quali si svolgono attività di “ricettività complementare o secondaria”. In pratica, le norme nazionali e regionali distinguono fra ricettività sociale e turistico-sociale:
Entrambe sono regolate, a livello di autorizzazioni amministrative, da norme che ne limitano l’accesso a determinate categorie di persone e che, spesso, richiedono la discontinuità nell’apertura. Se si verifica che qualche albergo (non importa se a una o a cinque stelle) si “traveste” da casa per ferie, questo non vuol dire che sia ingiusta l’esenzione, ma che qualcuno ne sta usufruendo senza averne diritto. Per questi casi i comuni dispongono dello strumento dell’accertamento, che consente loro di recuperare l’imposta evasa.
- La prima comprende soluzioni abitative che rispondono a bisogni di carattere sociale, come per esempio pensionati per studenti fuori sede oppure luoghi di accoglienza per i parenti di malati ricoverati in strutture sanitarie distanti dalla propria residenza.
- La seconda risponde a bisogni diversi da quelli a cui sono destinate le strutture alberghiere: si tratta di case per ferie, colonie e strutture simili.
- “Basta una cappellina per ottenere l’esenzione”
Questa è più simpatica che ridicola. È del tutto falso che una piccola cappella posta all’interno di un hotel di proprietà di religiosi renda l’intero immobile esente dall’ICI, in base al fatto che così si salvaguarderebbe la clausola dell’attività di natura “non esclusivamente commerciale”. È vero esattamente l’opposto: dal momento che la norma subordina l’esenzione alla condizione che l’intero immobile sia destinato a una delle attività elencate e considerato che – come abbiamo visto sopra – l’attività alberghiera non è tra queste, in tal caso l’intero immobile dovrebbe essere assoggettato all’imposta, persino la cappellina che, autonomamente considerata, avrebbe invece diritto all’esenzione.
- “Ma io conosco personalmente casi in cui quello che dici non viene applicato”.
Chi sbaglia, fosse anche membro della Chiesa cattolica, è tenuto a pagare, come qualsiasi altro cittadino che infrange la legge. Ciò non significa, tuttavia, che la legge sia per ciò solo sbagliata, non vi pare?
- "Persino l'Europa ci sta sanzionando"
L'europa ha aperto due procedure di infrazione e in entrambi i casi ha deciso per l'archiviazione. Una terza procedura è stata aperta ora da un soggetto dichiaratamente ostile alla Chiesa cattolica e la procedura è allo stato iniziale.
Ad ogni modo, l'Europa ha espresso dubbi sempre e solo con riferimento alla presenza o meno di "aiuti di Stato", ossia su presunti meccanismi distorsivi della concorrenza. Questione (peraltro già smentita due volte) che con i rapporti tra Stato e Chiesa nulla c'entra.
Riassumendo: il problema dell’esenzione dell’ICI alla Chiesa cattolica non è altro che un pretesto per attaccare quest’ultima ed è portato avanti con un accecamento pari solo all’odio per chi da due millenni proclama incessantemente Gesù Cristo al mondo intero. Basti pensare che, se venisse davvero meno l’esenzione per questi immobili perché ritenuta “aiuto di Stato”, si aprirebbe la strada all’abolizione di tutte le agevolazioni previste per gli enti non lucrativi, a partire dal trattamento riservato alle Onlus.
Ma questo non ditelo alle Onlus, loro sono meno misericordiose della Chiesa cattolica!
da "Quello che non vi dicono. Chiesa e denaro"
(Marco Ciamei, 26.11.2010)
FONTI (se avete tempo, sono interessanti, dell’una e dell’altra voce):
http://digilander.libero.it/imposte/index_file/ICI_file/esenzioni.html
http://www.avvenireonline.it/Speciali/Chiesa+e+denaro/20071108.htm
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/esteri/ue-ici-chiesa/ue-ici-chiesa/ue-ici-chiesa.html
http://www.pri.it/1%20Agosto%20Internet/NucAleIciChiesa.htm
http://www.ilpost.it/2010/09/24/lue-apre-una-nuova-indagine-sullesenzione-dellici-per-la-chiesa/
http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/5803/ICI-circ_2DF-PresCont-2009.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Joaqu%C3%ADn_Almunia
http://www.bologna.chiesacattolica.it/bo7/2010/2010_11_07.pdf>>
Su halloween e sui celti
Il 27 ottobre 2010 Luna Di Cristallo, un anonima signorina piuttosto 'educata', nel mio gruppo di Facebook dedicato al tema di halloween scrisse questa provocazione:
«Halloween in alcune regioni del nord anticamente popolate da celti veniva celebrata PRIMA dell'invasione cristiana, informatevi prima di sparare cavolate!»Colsi l'occasione e risposi:
Direi che ti sbagli Luna: 'halloween' deriva da 'all hallows’ eve', e siccome 'hallow' in inglese antico significa 'santo', allora "halloween" vuol dire "vigilia di tutti i Santi". Può essere davvero precristiana una 'vigilia dei santi'?
Ma forse tu Luna ti riferisci a 'samuin' o 'samhain'... Però quella festa pagana non aveva molto a che vedere con la haloween moderna. Era una festa popolare e religiosa vicina, come concetto, al nostro Natale-capodanno, a San Martino, e ai Morti. Certo è dfficile pensare che gli antichi celti andassero in giro vestiti da vampiri e da streghe a ballare in discoteca.
La cosiddetta "invasione cristiana" è stata in realtà un lungo processo di assimilazione e di integrazione culturale, filosofìca e religiosa, che ha visto fondersi insieme mondi ed umanità differenti. La cività europea è figlia proprio di quel processo che tu chiami con grande semplicità "invasione cristiana". PS: se ti può interessare "Ognissanti" in inglese è simile ad halloween e suona come 'All Hallows’ Day'.
Nello stesso gruppo raccolsi poi l'intervento, altrettanto umile e rispettoso devo dire, del signor Joe Skorpio. Questo che segue:
«"Halloween è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana,( quindi a copiare o rubare la festa sono stati i Cristiani ,come con tutte le altre feste.... dal Natale (festività Celtica) alla Pasqua (festività Ebraica),nulla centrano ...le solite americanate commerciali ) che si celebra la sera del 31 ottobre(quindi niente a che vedere con la festa d'Ognisanti che è il 1 Novembre). Halloween" deriva da "All Hallows Eve", che vuole dire appunto "Vigilia di Tutti i Santi", perciò "Vigilia della festa di Tutti i Santi", festa che ricorre, appunto, il 1° novembre.A proposito la festa d'OgniSanti si festeggiava la Domenica successiva alla Pentecoste.Tale data fu spostata al 1º novembre per farla coincidere con il Samhain, l'antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese (ancora una volta una prepotenza da parte di noi Cristiani contro civiltà più deboli).........Perciò prima di creare dei gruppi...ripassiamo un pò di storia....quella vera .»Al signor Joe risposi allora:
Joe Skorpion (ma è il tuo vero nome?) attingo dalla tua conoscenza storica che si preannuncia cospiqua: potresti spiegare -a noi che non lo sappiamo- come si celebrava presso i celti la festa di Samhain? E magari precisarci anche se si festeggiava presso tutti i popoli celti o solo presso alcuni? E quali erano i riti?
Poi tu scrivi che "Halloween" deriva da "All Hallows Eve", che vuole dire "Vigilia di Tutti i Santi". Allora Joe ti chiedo: sei sicuro che la vigilia di Ognissanti non abbia "niente a che vedere con Ognissanti" come hai scritto tu? Non è un po' strana come affermazione?
Ancora scrivi: "Tale data fu spostata al 1º novembre per farla coincidere con il Samhain , l'antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese". Ma vuoi dire che allora il mondo pagano ha costretto in qualche modo i cristiani a cambiare la data della loro festa dei santi? O si è trattato solo di un normale processo di integrazione fra culture diverse?"
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